Uomini lettera

Testo tratto da Régis Debray, Dio, un itinerario. Per una storia dell’Eterno in Occidente, Raffaello Cortina, Milano 2002 (ed. or. Dieu, un itinéraire, Odile Jacob, Paris 2001), trad. it. di E. Greblo, pp. 172-174.

Il primo passaggio, da Gesù a “Cristo”, si è giocato in un testa a testa con l’Antico Testamento, attraverso una serie di confronti con le Scritture. Il secondo, da Gesù Cristo all’Impero cristiano, ha richiesto in sovrappiù un buon gioco di gambe. Dato che la Missione del Maestro era “fallita” in tempo reale, era necessario che alcuni uomini devoti la riprendessero in differita. Il nuovo Spirito, nato da un lavoro sulla Lettera, fruttava nuove lettere da impostare e migliaia di chilometri da percorrere.

L’Apostolo è stato lettera e cammino al tempo stesso. In senso letterale. In greco, la lingua parlata da Paolo e dalle comunità ebraiche ellenofone di tutto il Mediterraneo, Apóstolos e Epistolé hanno l’identica radice. Non solo l’Apostolo è adatto all’epistola, ma lo è già in carne e ossa. È una lettera del Cristo “scritta non con l’inchiostro, ma con lo spirito del Dio vivente”. La missiva del Messia indirizzata al futuro, tatuata, in qualche modo, sul corpo della sua scorta. Nel momento in cui, prima di morire, con umiltà e preveggenza, lava i piedi dei discepoli, il Figlio prepara i propri corrieri, con una sensibilità per il dettaglio degna del Padre che detta le istruzioni per il montaggio dell’Arca santa.

All’epoca, va ricordato, il messaggio circolava con lo stesso passo del messaggero (a cavallo, in barca, la maggior parte delle volte a piedi), e chi vuole andare lontano deve avere cura della propria cavalcatura. Data la dispersione delle comunità ebraiche o giudeo-cristiane, bisognava andare sul luogo, utilizzare inviati di fiducia oppure la posta imperiale. La cosa più sicura era quella di organizzarsi i collegamenti da soli. È in questo modo che hanno operato le nostre lettere volanti, prima della trascrizione scritta di questa memoria, già collegiale e ben presto collettiva.

Come il loro maestro sempre in movimento, così i nostri viaggiatori parlano mentre sono in cammino, fermandosi sotto un albero o sotto la tettoia di una casa. Come lo stesso Gesù. La Parola e l’itineranza, unite da un medesimo passo, si muovono per fondare o rifondare delle comunità. Paolo rivendica quelle della Galazia, di Filippi, di Tessalonica e di Corinto. Seguono i suoi quattro viaggi nello spazio mediterraneo (tra il 43 e la sua morte), che ancora oggi danno del filo da torcere ai nostri operatori turistici. Le strade dell’Impero saranno pur servite a qualcosa. Uno per tutti e tutti per Uno, quando non si ha per patria la propria città di nascita o un popolo particolare, ma l’insieme del mondo civilizzato, finisce che vengono parecchi calli ai piedi.

Essi vanno a due a due, come le nostre suore e i nostri gendarmi; e quando si separano, continuano la strada, ciascuno con il suo diacono. Ai quattro punti cardinali dell’ecumene: verso Ninive, verso l’India e l’Oriente (Tommaso e Bartolomeo). Verso l’Anatolia (Andrea e Filippo). Verso la Babilonia (Giuda e Simone). Verso Antiochia (Matteo). Verso le città ioniche, a Efeso (Giovanni, il fratello di Giacomo). La fede aiuta a creare la catena e la catena produce la fede (dato che il destinatario della lettera diviene a sua volta, e spontaneamente, il mittente).

I missionari si collegano oralmente a Gesù così come lui aveva fatto nei confronti della Torah. “Non è soltanto attraverso le città, ma anche attraverso i villaggi e le campagne che si è diffuso il contagio di questa superstizione”, constaterà Plinio nel 112. Ma, sino al II secolo, in materia religiosa, l’Impero è tollerante, anche se nelle province vi sono dei moti, incontrollabili e inquietanti incertezze. La prima grande caccia ai sovversivi avrà luogo molto più tardi, nel 250, sotto l’imperatore Decio.

Gli spostamenti sono documentati particolarmente bene, soprattutto negli Atti (Luca era lui stesso un grande viaggiatore). Seguivano le vie imboccate dalle legioni e dalle merci, che univano i numerosi insediamenti ebraici gli uni agli altri. L’impresa apostolica può essere considerata come un ufficio di raccolta e di smistamento della corrispondenza, destinata a far riconoscere, tanto presso i vecchi credenti quanto presso i “timorati di Dio”, questi pagani simpatizzanti della causa ebraica, il carattere messianico di Gesù. In una epoca in cui i segni si staccano a fatica dai corpi (il disallineamento delle due velocità non risale che al telegrafo ottico), la consegna è personale. L’apostolos, l’inviato di Dio, è anche l’apostoleus, colui che una comunità invia lontano, come capo di una spedizione navale o come intendente marittimo preposto all’armamento delle navi. In questa parola si trova una curiosa mescolanza di ammiraglio della flotta e di commesso spedizioniere. Si prende il mare, così come si prende la strada, per alare la propria Chiesa, “la barca di San Pietro”.