Ex Libris

In questa pagina facciamo un po’ di pubblicità a libri scritti da amici o da autori che conosciamo personalmente. Se siete alla ricerca di informazioni sul volume Paolo e le parole di Gesù, cliccate quiAltre segnalazioni editoriali si trovano alla pagina Scaffale aperto

***

Maggio 2013

Edmondo LUPIERI, Giovanni e Gesù. Storia di un antagonismo, Carocci, Roma 2013, pp. 232, euro 19. 

G&G

Dalle paludi della Mesopotamia alle nebbie azzurrognole delle montagne del Chiapas, la figura di Giovanni Battista e quella di un suo probabile discepolo, quel Gesù poi diventato più famoso di lui, appaiono legate in un abbraccio ideale che talora ne soffoca una, più spesso esalta entrambe, ma qualche volta le trascina assieme negli abissi della tenebra satanica. Il libro attraversa alcune religioni tardoantiche (giudaismo, samaritanesimo, cristianesimo, mandeismo, islam) e altre da esse derivate, dalle conventicole gnostiche ai culti tribali amerindiani, fino ad arrivare a gruppi religiosi recentissimi, dispersi nella nebulosa del New Age. Lo scopo dell’indagine è capire come sia stato possibile che due predicatori – forse profeti – palestinesi, uniti da un comune destino di morte per mano delle autorità politico-militari, siano sopravvissuti nella fede e nell’immaginario di popolazioni sparse su tutto il globo assumendovi caratteristiche talora antitetiche, in ogni caso lontane da quella che possiamo immaginare come la realtà storica in cui nacquero, vissero e finirono giustiziati.

***

Novembre 2012

Apocalisse di Giovanni, Introduzione, traduzione e commento di Daniele TRIPALDI, Carocci, Roma 2012, pp. 272, euro 19.  

Dalla presentazione dell’Editore: «Da sempre, per il grande pubblico, l’Apocalisse attribuita a Giovanni è sinonimo di profezia sulla fine del mondo e quindi di predizione dei cataclismi futuri che ne segneranno il collasso. Questo nuovo commento intende proporre una chiave interpretativa radicalmente diversa, in linea con le acquisizioni più recenti della ricerca storica. Dall’analisi emergono così un’opera e un autore, che, nella cornice della cultura e della società imperiale del I sec. d.C., si sforzano di promuovere fra i seguaci di Gesù un ideale incentrato sulla purezza sacerdotale dei membri del gruppo e sul carisma e l’autorità profetici».

***

Ottobre 2012

Mauro PESCE, Lesperienza religiosa di Paolo. La conversione, il culto, la politica, Morcelliana, Brescia 2012, pp. 160, euro 14. 

Dalla presentazione dell’Editore: «Si è scavato a lungo nelle lettere di Paolo, per comprendere la vita di Gesù e le successive controversie teologiche sulla sua figura. L’aspetto innovativo della ricerca di Mauro Pesce è considerare l’origine del cristianesimo come un processo storico: l’attività paolina è osservata nella continuità fra giudaismo e cristianesimo primitivo e cogliendone l’identità plurima. Quanto vi è di “cristiano” e quanto di “giudaico” nella vita, nel pensiero, nella pratica religiosa di Paolo, e che cosa permane di quella realtà nei credenti di oggi? Gli elementi per rispondere si trovano nei momenti decisivi della vita di Paolo, qui presi in esame a partire dai suoi testi: che cosa si intende per conversione? Quale fu il culto praticato da Paolo? Che ruolo ebbe la dimensione politica nel messaggio paolino? Una prospettiva storico-critica, il cui esordio è nell’illuminismo moderno ma che – come mostra l’autore – condivide con religione e filosofia, talvolta inaspettatamente, il movimento dell’autoriflessione, ci consegna una lezione di metodo: dalla storia al cristianesimo e, di nuovo, dal cristianesimo alla storia».

***

Maggio 2012

Claudio GIANOTTO (cur.), Ebrei credenti in Gesù. Le testimonianze degli autori antichi, Edizioni Paoline, Milano 2012, pp. 712, euro 48. 

«I testi compresi in questa raccolta ridanno voce a un dibattito particolarmente intenso all’interno delle antiche comunità cristiane: come possono convivere Legge e Vangelo? È possibile professare la fede in Gesù Cristo senza abbandonare la Sinagoga e le sue osservanze? L’esperienza di gruppi cristiani provenienti dal giudaismo, sempre più marginalizzata, rivive in queste testimonianze che, grazie all’accurato commento del curatore, sottratte dal loro contesto spesso polemico, forniscono uno strumento fondamentale per conoscere le origini della storia cristiana» (dalla Quarta di copertina). L’ampia Introduzione offre un vivido (e aggiornatissimo) quadro di storia della ricerca, giungendo alle più recenti proposte di dissoluzione della categoria di giudeocristianesimo. Tutti i problemi legati all’identificazione e al profilo dei diversi gruppi di «Ebrei credenti in Gesù» nell’antichità sono affrontati anche da un punto di vista metodologico, spesso con soluzioni critiche originali e innovative. L’antologia comprende testi che vanno dal I al XIV secolo: si va dalla letteratura di età apostolica (scritti del Nuovo Testamento, lettere di Ignazio di Antiochia, testi di Giustino Martire) all’opera dei grandi eresiologi (Ireneo di Lione, Tertulliano, Origene, lo Pseudo-Ippolito, Eusebio di Cesarea), dal quadro complesso che si affaccia a partire dal IV secolo (Epifanio, Girolamo, Agostino, ma anche autori ecclesiastici più tardi) agli scritti apocrifi, manichei e rabbinici, fino a comprendere un’analisi dettagliata di tutti i frammenti dei cosiddetti «Vangeli giudeocristiani» (dalle testimonianze frammentarie più antiche sino ad alcune testimonianze di età medievale). Una breve Appendice, curata da G.B. Bazzana, è dedicata alla letteratura pseudoclementina.

***

Marzo 2012

Mara RESCIO, La famiglia alternativa di Gesù. Discepolato e strategie di trasformazione sociale nel Vangelo di Marco, Morcelliana, Brescia 2012, pp. 290, euro 22.

Fra tutti i testi delle origini cristiane, il Vangelo di Marco si contraddistingue per la sua provocatoria insistenza sul discepolato come strumento di trasformazione sociale. Fin dalle prime righe del testo, l’evangelista ci consegna il ritratto di un Gesù «fuori posto», che abbandona patria e famiglia per aderire al messaggio di un personaggio religioso marginale ed eccentrico: Giovanni il Battezzatore. Questo primo gesto di distacco, che compare quasi bruscamente all’inizio della narrazione, sarà lo stesso che Gesù esigerà dai propri discepoli, dopo averli chiamati con la seducente promessa di diventare «pescatori di uomini». Ma che cosa significava, nel mondo mediterraneo del I secolo, abbandonare «tutto» per seguire un maestro? Che cosa lasciavano, concretamente, i seguaci di Gesù? Attraverso un approccio interdisciplinare, volto a integrare esegesi storica e prospettive socio-antropologiche, questo libro cerca di gettare nuova luce sul peculiare rapporto fra discepolato e famiglia che emerge dal Vangelo di Marco, e sulla particolare natura degli scenari sociali presupposti dall’autore e dai suoi immediati destinatari. Vengono presi in esame alcuni passaggi chiave del testo: il racconto della chiamata dei primi quattro discepoli; i due episodi che riflettono il contrasto tra Gesù, i suoi parenti e il suo villaggio di origine; l’enigmatico passaggio in cui Gesù prospetta ai discepoli la ricompensa di «nuove case», svelando la posta in gioco che si nasconde dietro al suo appello radicale alla sequela: la costruzione di un modello alternativo di famiglia e di società. Completano il volume tre ampie appendici, dedicate rispettivamente alle strategie di reclutamento e di ingresso nel movimento di Gesù, agli spostamenti di Gesù secondo il racconto di Marco, e alla classificazione dei tratti positivi e negativi dei discepoli all’interno del Vangelo.

***

Settembre 2011

Vangelo secondo Tommaso, Introduzione, traduzione e commento di Matteo GROSSO, Carocci, Roma 2011, pp. 304, euro 25.  

Da una recensione di Armando Torno (“Corriere della sera”, 18 settembre 2011): «Sotto il nome di Tommaso sono pervenuti alcuni testi apocrifi del primo cristianesimo. C’è il Vangelo dell’infanzia di Tommaso (in greco, risalente al II secolo) e c’è il Libro di Tommaso il Contendente o l’Atleta, in copto, del III secolo. Soprattutto c’è il Vangelo secondo Tommaso, ritrovato nei codici copti, scoperti a Nag Hammadi nel 1945. Tre frammenti separati della versione greca furono rinvenuti a Ossirinco, in Egitto, nel 1897 e nel 1903 […]. L’incipit è potente, fascinoso: “Questi sono i detti segreti che Gesù il vivente ha proferito e Giuda, che è chiamato anche Tommaso, ha scritto. E disse: Chi troverà l’interpretazione di questi detti non gusterà la morte”. In esso se ne leggono 114. […] In italiano non mancano versioni di questo vangelo: una, dovuta a Mario Erbetta, uscì nella grande raccolta degli apocrifi neotestamentari di Marietti (in 4 volumi, edita tra il 1966 e il 1981); la seconda si deve a Luigi Moraldi, e si trova ne I Vangeli gnostici (Adelphi, 1984). Ora, con il testo copto a fronte, vede la luce nei “Classici” di Carocci un Vangelo secondo Tommaso curato da Matteo Grosso (pp. 304, Euro 25). Ampia introduzione, commento dettagliato e informatissimo fanno di questa traduzione con l’originale a fronte un’opera di riferimento anche per lo specialista, oltre che per il lettore interessato. Giustamente Grosso pone un punto di domanda accanto alla qualifica di gnostico e, tra l’altro, si sofferma sul rapporto tra Tommaso e i Vangeli sinottici. Il volume ha altri pregi e dimostra che in Italia è possibile ancora pubblicare testi importanti e ben curati. E che l’editoria di qualità si può fare. Basta averne voglia».

***

Febbraio 2011

Mauro PESCE – Mara RESCIO (edd.), La trasmissione delle parole di Gesù nei primi tre secoli, Morcelliana, Brescia 2011, pp. 280, euro 18,50.

copertina-pesce-rescio

Il problema della trasmissione delle parole di Gesù rappresenta oggi uno dei nodi fondamentali del dibattito scientifico sulle origini cristiane. Impulsi diversi e convergenti – come la scoperta di nuove fonti, l’interazione con le scienze sociali e l’antropologia, una maggiore attenzione per il carattere dinamico e plurale del primo cristianesimo – hanno contribuito all’inaugurazione di una nuova stagione della ricerca. Basti pensare all’enorme fioritura di studi sull’ipotetica fonte Q, sul Vangelo di Tommaso, su molti altri scritti della cosiddetta letteratura “apocrifa”. In questa prospettiva, il volume si presenta come uno strumento indispensabile per la conoscenza delle più recenti tendenze degli studi sul cristianesimo primitivo: i contributi di natura metodologica si affiancano all’analisi diretta dei testi, spaziando dalle prime testimonianze evangeliche (canoniche ed extracanoniche) ai papiri documentari, dalle lettere di Paolo alla molteplicità di fonti protocristiane dei primi secoli. Emerge un panorama di ampio respiro, in cui le diverse traiettorie di trasmissione – ma anche di rielaborazione, trasformazione e creazione – delle parole di Gesù si mostrano al lettore e allo studioso in tutta la loro complessità.

***

Settembre 2010

Angelo BOTTONE, John Henry Newman e l’abito mentale filosofico. Retorica e persona negli Scritti Dublinesi, Studium, Roma 2010, pp. 206, euro 15.


Le riflessioni formulate da John Henry Newman durante la sua permanenza a Dublino (1851-1859) sono qui considerate per la prima volta nella loro totalità e nel loro pieno significato, nel tentativo di dimostrare come la loro unità non sia solo meramente cronologica ma anche concettuale. Lʼanalisi dei volumi, degli articoli e dei sermoni, oltre a ricostruire lo sfondo storico e le ragioni che portarono alla decisione di erigere una Università cattolica in Irlanda, consente unʼoriginale comparazione del pensiero di Newman con quello di tre autorevoli figure discusse negli Scritti Dublinesi: Aristotele, Cicerone e Locke; lʼinfluenza del primo viene presentata in una nuova luce e accostata alla retorica ciceroniana e allʼutilitarismo di Locke e dei suoi seguaci. Vengono inoltre analizzate le differenti dimensioni della persona umana che si evincono dagli Scritti, il concetto di unità della conoscenza e di abito mentale filosofico, offrendo così unʼampia considerazione critica sulla relazione tra moralità e sapere, sulla difesa della conoscenza liberale, sulla dimensione artistica e morale dellʼessere umano, in opposizione a tendenze dellʼetica moderna quali lʼutilitarismo, il deontologismo e il sentimentalismo. Non manca unʼinteressante riflessione sullʼattualità delle questioni sollevate dagli Scritti Dublinesi con riferimento allʼinquieto evolversi del mondo universitario e ad alcuni grandi autori del pensiero contemporaneo.

***

Luglio 2010

Massimiliano MERISI, «Ma non è un “romanzo storico”…». Rocco Montano lettore dei Promessi sposi, Edisud, Salerno 2010, pp. 160, euro 15.

L’interesse di Massimiliano Merisi per un interprete originale e scomodo come Rocco Montano (1913-1999) è sorto al di fuori di ogni incontro personale e ragione corporativa, per effetto di una ricerca di significati che si stanno smarrendo e che urge riscoprire, su basi nuove: i significati trasmessi dai classici, che dobbiamo tornare a reinterrogare in un mondo globalizzato. Nel suo saggio su Manzoni o del lieto fine (1951), contro troppe letture banalizzanti, Montano aveva interpretato il «vissero felici e contenti» con cui si chiudono i Promessi Sposi in una chiave problematica e per nulla consolatoria. Merisi ripercorre questo nodo, che investe l’interpretazione complessiva del libro, insieme ad altri problemi discussi da Montano: le idee politiche di Manzoni e la sua profonda teoria dell’arte, il problema della tragedia e quello della lingua, il (supposto) ruolo della Provvidenza e il rifiuto del romanzesco e del sensazionale. Il suo libro si presenta quindi, da una parte, come un tentativo di rilettura del romanzo manzoniano, dall’altra come una ricca riflessione su un testo poco noto di Montano, la cui vitalità, a tanta distanza di tempo, è tutt’altro che esaurita.

***

Aprile 2010

Daniele TRIPALDI, Gesù di Nazareth nell’Apocalisse di Giovanni. Spirito, profezia e memoria, Morcelliana, Brescia 2010, pp. 320, euro 22.


Questo libro di Daniele Tripaldi cerca di riportare alla luce, secondo una prospettiva storico-antropologica, i tratti culturali dell’esperienza religiosa che è alla base dell’Apocalisse di Giovanni, oltre l’immediata superficie letteraria del testo. L’Apocalisse può essere valutata, in questo modo, come descrizione di un processo rituale, ma anche come elaborazione retorica di un progetto di “trasformazione” della realtà, che coinvolge direttamente la rappresentazione di Gesù di Nazareth. L’esperienza di Giovanni, che si vede investito dello status e dei poteri conferiti a un profeta, è interpretata come contatto e comunicazione con Gesù: quest’irruzione della presenza del Maestro, nel farsi corpo e poi testo, recupera formule e parole che le tradizioni conosciute da Giovanni attribuivano a lui, e ne proietta i tratti di Messia e di profeta escatologico, perseguitato, ucciso e rapito in cielo, sul destino ultimo dei suoi seguaci. L’analisi di questo triplice rapporto fra Spirito, profezia e memoria, permette così di ricollocare l’Apocalisse nel complesso quadro delle diverse traiettorie di trasmissione e ricezione degli insegnamenti di Gesù.

***

Marzo 2010

Alfredo DAMANTI, Libertas philosophandi. Teologia e filosofia nella Lettera alla Granduchessa Cristina di Lorena di Galileo Galilei, Edizioni di Storia e Letteratura, Roma 2010, pp. xxii + 540, euro 65.


Libertas philosophandi è un’indagine sul rapporto disciplinare tra filosofia e teologia, che ruota attorno alla celebre Lettera alla granduchessa Cristina di Lorena di Galileo Galilei. La prima parte del libro illustra criticamente le polemiche sorte a partire dalla pubblicazione del Sidereus nuncius, e proseguite fino alla condanna del copernicanesimo nel 1616. La seconda è dedicata all’analisi strutturale della Lettera e alla ricerca delle fonti testuali che l’hanno ispirata, identificandone talora l’edizione precisa. La terza parte sviluppa i diversi temi della Lettera, presentando alcuni elementi finora ignoti o ignorati, tra i quali il forte indebitamento di Galileo nei confronti della tradizione del trattato aristotelico De anima (in particolare con Giovanni Pico della Mirandola, Pietro Pomponazzi e Cesare Cremonini). Viene poi discusso il problema del cosiddetto concordismo del trattato, si presenta un’analisi iconografica che evidenzia, tra l’altro, il legame tra la Lettera a Cristina e l’Accademia dei Lincei, e si offre un documento inedito che getta luce sul ruolo del cardinale Bellarmino nella condanna del 1616. Una rilettura dei documenti dei due processi a Galileo, inoltre, mostra come una lieve, ma decisiva manipolazione della sentenza del primo processo riproponga la problematicità del secondo. La quarta parte del libro riporta infine il testo della Lettera, accompagnandolo con un commento dettagliato.

***

Dicembre 2008

Carla BINO, Dal trionfo al pianto. La fondazione del “teatro della misericordia” nel Medioevo (V-XIII secolo), Vita e Pensiero, Milano 2008, pp. 484, euro 35.

Bino.cover

Questo libro indaga le ragioni storiche che portarono alla rappresentazione della passione e della crocefissione di Cristo in età medievale. In linea col magistero di Mario Apollonio, il saggio di Carla Bino propone una lettura del teatro passionista medievale come «drama», ossia come azione che «accade in presenza», stabilisce relazioni e diviene esperienza. Lo studio prende in esame diverse modalità della rappresentazione, connettendo l’arte figurativa, la letteratura poetica e meditativa, le cerimonie liturgiche e le prime forme drammatiche medioevali, analizzandone la funzione sullo sfondo del pensiero teologico e della storia della spiritualità. In questo quadro, i diversi significati che la passione di Cristo assume nel corso dei secoli sono letti in rapporto al mutamento tanto dell’iconografia quanto della drammaturgia passionista. Ne emerge la centralità della «drammaturgia delle lacrime» che, nel corso del XII secolo, esprime una sorta di rapporto parentale del fedele con Cristo, mediato dalla presenza, del tutto nuova, della figura di Maria sulla scena del Golgota. Grazie al concetto di sequela proprio del francescanesimo, il processo di rivoluzione drammaturgica si compie nel segno di un’identificazione mimetica che, insieme al senso profondo della storia, pone le basi per il realismo antispettacolare proprio del “teatro della misericordia” dei laici, il quale, già in nuce nei riti e nelle pratiche devote delle confraternite del primo Trecento, fiorirà compiutamente solo verso la fine del secolo.