Temperamenti

Testo liberamente tratto da Antonio Royo Marín, Teologia della perfezione cristiana, San Paolo, Cinisello Balsamo 2003, pp. 959-966 (ed. or. Madrid 1954). Per una breve introduzione al testo, cliccare qui.

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A) IL TEMPERAMENTO SANGUIGNO.

Il sanguigno si eccita facilmente e fortemente per qualsiasi impressione. La reazione suole essere anche immediata e forte; però l’impressione e la durata suole essere breve. Il ricordo di cose passate non provoca tanto facilmente nuove emozioni.

1) Buone qualità.

Il sanguigno è affabile e allegro, simpatico e ossequioso verso tutti, sensibile e compassionevole dinanzi alle disgrazie del prossimo, docile e sottomesso dinanzi ai suoi superiori, sincero e spontaneo (a volte fino all’inconvenienza). Di fronte all’ingiuria reagisce alle volte violentemente e prorompe facilmente in espressioni offensive: però dimentica subito tutto, senza conservare rancore verso nessuno. Non conosce assolutamente la pertinacia e l’ostinazione. Si sacrifica con disinteresse. Il suo entusiasmo è contagioso e trascina; il suo buon cuore cattura e innamora, esercitando una specie di seduzione intorno a sé.

Ha un concetto sereno della vita, è fondamentalmente ottimista, non indietreggia dinanzi alle difficoltà, confida sempre nel buon esito. Lo sorprende molto che gli altri si irritino per uno scherzo poco gradevole, che gli sembrava la cosa più naturale e simpatica di questo mondo. Ha un grande senso pratico. È portato più a idealizzare che a criticare.

Dotato di esuberante ricchezza affettiva, è facile e pronto all’amicizia, e vi ci si abbandona con ardore e alle volte appassionatamente.

La sua intelligenza è viva, rapida, assimila facilmente, però senza molta profondità. Dotato di grande memoria ed immaginazione, eccelle nell’arte, nella poesia e nell’oratoria, ma non raggiunge la taglia del sapiente. I sanguigni sarebbero molto frequentemente spiriti superiori se avessero tanta profondità quanto sottigliezza, tanta tenacità nel lavoro quanto facilità nelle concezioni.

2) Cattive qualità.

Accanto a queste buone qualità, il temperamento sanguigno presenta seri inconvenienti.

I suoi difetti principali sono la superficialità, l’incostanza e la sensualità.

La prima si deve essenzialmente alla rapidità delle sue concezioni: gli pare di aver compreso subito qualunque problema, mentre in realtà lo ha percepito in maniera incompleta e superficiale. Derivano da ciò giudizi affrettati, leggeri, frequentemente inesatti. Il sanguigno è più amico della vastità facile e brillante che della profondità.

L’incostanza è dovuta alla poca durata delle sue impressioni. Passa repentinamente dal riso al pianto, dall’esuberante allegria alla più nera tristezza. Soccombe facilmente alle tentazioni. Si pente subito e veramente dei propri peccati, ma vi ricade alla prima occasione che gli si presenti. Resta vittima dell’impressione del momento, soccombe facilmente alla tentazione. È nemico del sacrificio, dell’abnegazione, dello sforzo duro e continuato. Nello studio, i sanguigni sono pigri. Nella preghiera, si distraggono facilmente. A periodi di grande fervore fanno seguire periodi di languore e scoraggiamento.

La sensualità, infine, trova un terreno propizio nella natura ardente del sanguigno, che si lascia trascinare facilmente dai piaceri della gola e della lussuria. Reagisce prontamente contro le sue cadute, e le deplora con sincerità; però gli manca l’energia e il coraggio per dominare le passioni e rialzare la testa.

3) Educazione del sanguigno.

Il sanguigno deve dare alla sua esuberante vita affettiva un fine nobile. Se vi riuscirà, giungerà ad essere un santo di prima categoria. S. Pietro, S. Agostino, S. Teresa d’Avila e S. Francesco Saverio furono sanguigni al cento per cento.

Però è necessario che lotti tenacemente contro i suoi difetti, fino a dominarli completamente. Deve combattere la superficialità acquistando l’abito della riflessione e ponderazione in tutto quello che fa. Deve rendersi conto dei problemi esaminandoli sotto tutti i loro aspetti, prevedendo le difficoltà che possono sorgere, dominando l’ottimismo troppo fiducioso e irriflessivo.

Prenderà serie misure contro l’incostanza. Non basteranno i propositi e le risoluzioni che, nonostante la sua sincerità e buona fede, infrangerà alla prima occasione. Occorre che leghi la sua volontà a un piano di vita – possibilmente riveduto e approvato da un consigliere spirituale – in cui tutto è previsto e indicato e in cui niente è lasciato all’arbitrio della sua volontà debole e capricciosa. Deve fare molto seriamente l’esame di coscienza, imponendosi gravi penitenze per le trasgressioni che sono frutto della sua incostanza e volubilità. Deve affidarsi ad un esperto direttore spirituale e obbedirgli in tutto. Nell’orazione deve lottare contro la tendenza alle consolazioni sensibili, perseverando in essa nonostante l’aridità.

Infine, dovrà opporsi alla sensualità con una vigilanza costante e una lotta tenace. Fuggirà le occasioni pericolose, nella quali soccomberebbe facilmente, e in modo speciale custodirà la vista, ricordandosi delle sue dolorose esperienze. Osserverà il raccoglimento e praticherà la mortificazione dei sensi interni ed esterni. Chiederà umilmente e costantemente a Dio il dono della purezza dell’anima e del corpo, che può venire solo dal cielo (Sap 8,21).

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B) IL TEMPERAMENTO NERVOSO.

L’eccitabilità del nervoso è debole e difficile al principio, ma forte e profonda per ripetute impressioni. La sua reazione presenta questi medesimi caratteri. Quanto alla durata, suole essere lunga. Il nervoso non dimentica facilmente.

1) Buone qualità.

I nervosi hanno una sensibilità meno viva di quella dei sanguigni, però più profonda. Sono naturalmente inclinati alla riflessione, alla solitudine, alla quiete, alla pietà e alla vita interiore. S’impietosiscono facilmente delle miserie del prossimo, sono benefattori, sanno spingere l’abnegazione fino all’eroismo, soprattutto a lato degli infermi. La loro intelligenza ordinariamente è acuta e profonda, perché maturano le loro idee con la riflessione e la calma. Il nervoso è un pensatore e ama la solitudine e il silenzio. Può essere un intellettuale secco ed egoista, chiuso nella sua torre d’avorio, o un contemplativo che si occupa delle cose di Dio e dello spirito. Sente attrattiva per l’arte e ha attitudine per le scienze. Il suo cuore è di una grande ricchezza sentimentale. Quando ama, si distacca difficilmente dai suoi affetti, perché in lui le impressioni sono molto profonde. Soffre per la freddezza e l’ingratitudine. La volontà segue le vicissitudini delle sue forze fisiche: è debole e quasi nulla quando il lavoro lo esaurisce, forte e generosa quando gode di salute o quando un raggio di gioia illumina il suo spirito. È sobrio e non sente il disordine passionale, che tanto tormenta i sanguigni. È il temperamento che si oppone al sanguigno, come il collerico al linfatico. Furono temperamenti nervosi l’apostolo S. Giovanni, S. Bernardo, S. Luigi Gonzaga, S. Teresa del Bambino Gesù, Pascal.

2) Cattive qualità.

Il lato sfavorevole di questo temperamento è l’esagerata tendenza alla tristezza e alla melanconia. Quando i nervosi ricevono una forte impressionante, essa penetra profondamente nel loro cuore, lasciando una ferita sanguinante. Non hanno la franchezza del sanguigno, per cui assaporano da soli la propria amarezza. Si sentono inclinati al pessimismo, a vedere sempre il lato scuro delle cose, a esagerare le difficoltà. Per questo sono riservati e timidi, propensi alla sfiducia nelle proprie forze, allo scoraggiamento, all’indecisione, agli scrupoli e a una certa specie di misantropia. Sono irresoluti per timore dell’insuccesso. Il nervoso è sempre indeciso, è l’uomo delle occasioni perdute. Mentre gli altri sono già all’altra sponda del fiume, egli se ne rimane in disparte a pensare, senza osare di passarlo a guado. Soffrono molto, e senza volerlo – perché in fondo sono buoni – fanno soffrire gli altri. S. Teresa non li ritiene atti alla vita religiosa, soprattutto quando la loro melanconia è troppo radicata.

3) Educazione del nervoso.

L’educatore deve tener presente la forte propensione del nervoso alla concentrazione in se stesso; diversamente si espone al pericolo di non comprenderlo e di trattarlo con grande ingiustizia e mancanza di tatto. Il sanguigno è franco e aperto nella confessione; il nervoso, invece, vorrebbe sfogarsi per mezzo di un colloquio spirituale, ma non può; il collerico potrebbe esprimersi, ma non vuole; il flemmatico, infine, né può né vuole farlo. Se non si tengono presenti tutte queste cose è facile impiegare procedimenti educativi controproducenti.

Bisogna infondere nel nervoso una grande fiducia in Dio e un sereno ottimismo. Bisogna infondergli somma fiducia in se stesso, ossia, nell’attitudine della sua anima alle grandi imprese. Bisogna approfittare, in questo, della sua inclinazione alla riflessione, facendogli capire che non c’è nessun motivo di essere suscettibile, diffidente e riservato. Se necessario, lo si sottoponga a un periodo di riposo e lo si educhi a una buona alimentazione. Bisogna soprattutto combattere la sua tendenza all’indecisione e alla codardia, spingendolo a grandi imprese con coraggio e ottimismo.

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C) IL TEMPERAMENTO COLLERICO.

Il collerico si eccita prontamente e violentemente. Reagisce all’istante. Però l’impressione gli rimane nell’anima per molto tempo.

1) Buone qualità.

Attività, intelletto acuto, volontà forte, concentrazione, costanza, magnanimità, liberalità: sono le eccellenti doti di questo temperamento ricchissimo.

I collerici, o biliosi, sono i grandi appassionati e volenterosi. Pratici, svelti, si sentono più inclinati a operare che a pensare. Il riposo e l’inazione oppugnano alla loro natura. Accarezzano sempre qualche grande progetto. Appena si sono proposti un fine, pongono mano all’opera senza indietreggiare di fronte alle difficoltà. Tra loro abbondano i capi, i conquistatori, i grandi apostoli. Sono uomini di governo. Non sono di coloro che lasciano per domani ciò che dovrebbero fare oggi, ma fanno oggi quello che dovrebbero lasciare per domani. Se sorgono ostacoli e inconvenienti, si sforzano di superarli e di vincerli. Nonostante i loro impeti irascibili, quando riescono a reprimerli mediante la virtù acquistano una soavità e una dolcezza della miglior lega. Tali furono S. Paolo Apostolo, S. Girolamo, S. Ignazio di Loyola e S. Francesco di Sales.

2) Cattive qualità.

La tenacia del loro carattere li rende propensi alla durezza, all’ostinazione, all’insensibilità, all’ira e all’orgoglio. Se si resiste loro o se vengono contraddetti, diventano violenti e crudeli, a meno che la virtù cristiana moderi le loro inclinazioni. Vinti, conservano l’odio nel cuore fino a che suona l’ora della vendetta. Generalmente sono ambiziosi e tendono al comando e alla gloria. Hanno più pazienza del sanguigno, ma non conoscono tanto la delicatezza dei sentimenti, comprendono meno il dolore degli altri, hanno nelle relazioni un tatto meno fino. Le loro passioni forti e impetuose affogano codeste dolci affezioni e codesti sacrifici disinteressati che sgorgano spontaneamente da un cuore semplice. La loro febbre di attività e il loro ardente desiderio di raggiungere quanto si sono proposti li spinge a calpestare violentemente tutto quello che li trattiene e appaiono agli altri egoisti senza cuore. Trattano gli altri con un alterigia che può giungere fino alla crudeltà. Tutto si deve piegare dinanzi a loro. L’unico diritto che riconoscono è la soddisfazione dei loro appetiti e la realizzazione dei loro disegni.

3) Educazione del collerico.

Tali uomini sarebbero di un inestimabile valore se sapessero dominarsi e controllare le proprie energie. Con relativa facilità giungerebbero alle più alte vette della perfezione cristiana. Moltissimi santi canonizzati dalla Chiesa possedevano questo temperamento. Nelle loro mani, le opere più difficili giungono a compimento. Per questo, quando riescono a incanalare le loro energie sono tenaci e perseveranti nelle vie del bene e non retrocedono nel loro impegno finché non hanno raggiunto la méta. Bisogna consigliare loro di essere padroni di se stessi, di non operar precipitatamente, di diffidare dei loro primi moti. Occorre condurli alla pratica della vera umiltà di cuore, a sentire compassione dei deboli, a non umiliare nessuno, a non fare sentire violentemente la loro autorità, a trattare tutti con soavità e dolcezza.

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D) IL TEMPERAMENTO FLEMMATICO.

Il flemmatico, o non si eccita mai o si eccita soltanto debolmente. Anche la reazione è debole, quando non manca completamente. Le impressioni ricevute scompaiono subito e non lasciano orma nella sua anima.

1) Buone qualità.

Il flemmatico lavora adagio, però assiduamente, purché non si richieda da lui uno sforzo intellettuale troppo grande. Non s’irrita facilmente a motivo d’insulti, d’insuccessi o malattie. Rimane tranquillo, discreto e giudizioso. È sobrio e ha buon senso pratico della vita. Non conosce le passioni vive del sanguigno, né quelle profonde del nervoso, né quelle ardenti del collerico; si direbbe che manca assolutamente di passioni. Il suo linguaggio è chiaro, ordinato, giusto, positivo; più che colorito, ha energia e attrattiva. Il lavoro scientifico, frutto di una lunga pazienza e di coscienziose investigazioni, gli conviene di più che le grandi produzioni originali. Il cuore è buono, ma sembra freddo. Se è necessario, si sacrificherà fino all’estremo; però gli manca entusiasmo e spontaneità, perché la sua natura è indolente. È prudente, riservato, riflessivo, opera con sicurezza, raggiunge i suoi fini senza violenza, perché allontana gli ostacoli invece di infrangerli. Alle volte la sua intelligenza è molto chiara. Fisicamente, il flemmatico è di viso amabile, di corpo robusto, di andatura lenta. S. Tommaso d’Aquino possedette i migliori elementi di questo temperamento, e portò a termine un lavoro colossale con serenità e calma imperturbabile.

2) Cattive qualità.

La sua lentezza gli fa perdere delle buone occasioni, perché tarda troppo a mettersi in cammino. Non si interessa granché molto di quello che avviene fuori di lui. Vive per se stesso, in una specie di concentrazione egoista. Non serve a comandare e a governare. Non è affezionato alla penitenza e alla mortificazione; se è religioso, non abuserà dei cilici. È del numero di coloro ai quali si riferisce S. Teresa quando scrive: “Le penitenze di queste anime sono così ben misurate come tutta la loro vita… Non abbiate paura che si ammazzino! …In questo i loro occhi sono molto aperti”. Nei casi più urgenti rimangono atoni, dormiglioni e vaghi, completamente insensibili alle voci di ordine superiore che potrebbero svegliarli dal loro letargo.

3) Educazione del flemmatico.

Si può trarre buon partito dal flemmatico se gli si inculcano convinzioni profonde si esigono da lui sforzi metodici e costanti. A poco a poco giungerà molto lontano. Però occorre scuoterlo dal suo letargo e dalla sua indolenza, spingerlo ad alte mete, accendere nel suo cuore apatico la fiamma di un grande ideale. Bisogna condurlo al pieno dominio di se stesso, non come il collerico – contenendolo e moderandolo – ma, al contrario, eccitandolo e risvegliando le sue forze addormentate.