Dalla Turchia con amore

L’eccesso di informazione – lo sanno bene i “massmediologi” – corrisponde sempre a un aumento di rumore, più che di conoscenza. In questo processo ipertrofico, fondamentalmente incontrollabile, anche la Chiesa dimostra molto spesso di essere “figlia del proprio tempo”. Eppure non mancherebbero, in essa, gli anticorpi necessari per un controllo più sapiente della situazione: gli spazi di silenzio, ad esempio; ma soprattutto il contatto vivo con la sobrietà della tradizione, con l’asciuttezza dei Vangeli, con l’esattezza della liturgia.

L’enorme lavorio di commissioni e di sottocommissioni, così come l’instancabile e talora disarmante produzione di documenti “ufficiali”, non potranno mai avere la meglio sulla selezione naturale operata da queste tre fonti: che sono le uniche realmente inesauribili, e che costituiscono oltretutto degli infallibili criteri di giudizio.

Chiesa di San Paolo a Tarso. Foto di J. Polka.

Un esempio di documento che resisterà al tempo, da questo punto di vista, è sicuramente la Lettera Pastorale che i Vescovi cattolici della Turchia hanno indirizzato alle proprie Diocesi, il 25 gennaio scorso (Festa della Conversione di San Paolo), per annunciare l’imminente Anno Paolino. Il documento merita una lettura integrale per diverse ragioni.

In primo luogo, perché è scritto con grazia e intelligenza.

In secondo luogo, perché ripercorre la vita di Paolo a volo d’aquila, con la freschezza che soltanto una frequentazione personale e diretta dei luoghi toccati dall’apostolo può dare.

In terzo luogo, per le citazioni patristiche che lo arricchiscono: in particolare per i numerosi passaggi dai Panegirici di san Paolo (De Laudibus Pauli), una serie di omelie composte da uno dei più grandi oratori del cristianesimo antico, Giovanni Crisostomo (Antiochia di Siria, 345 ca. – Comana, 407).

Last but not least, perché tra gli estensori figura il nome di Luigi Padovese (Vicario apostolico dell’Anatolia e Presidente della Conferenza Episcopale di Turchia), il frate cappuccino che da anni promuove i “Simposi” di Tarso, di Antiochia e di Efeso (dedicati agli apostoli Paolo, Pietro e Giovanni), oltre a svariate iniziative per la conoscenza storica e archeologica dell’Asia Minore.

Si parlava più sopra di una frequentazione personale dei luoghi di missione dell’apostolo. Ebbene, non a tutti è possibile raggiungerli fisicamente. Ma questo è un motivo in più per essere grati a Padovese, che ha appena dato alle stampe una ricchissima Guida alla Turchia. I luoghi di san Paolo e le origini cristiane, assieme a Oriano Granella: un libro che invita al viaggio, certamente, ma che può essere gustato anche in poltrona, o sotto il fatidico ombrellone.

Il testo della Lettera, per chi volesse dargli un’occhiata, si trova invece qui. L’ombrellone può attendere.

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2 thoughts on “Dalla Turchia con amore

  1. Piacemi particolarmente ricordare questo passaggio della Lettera: “Questa accondiscendenza di Dio, che in Cristo si rende presente tra di noi fino a morire in croce, va interpretata come manifestazione di quella carità che costituisce l’essenza di Dio ineffabile, la cui trascendenza non va misurata soltanto con il metro dell’essere, come ha fatto la filosofia, ma con quello dell’amore”.

    E lo dico da appassionato di filosofia e ontologia tomista.

    La gratuità dell’atto creativo, precedente e istituente l’essere creato, se analizzata more filosofico, può dare più d’una suggestione agli ontologi. Bontadini, per certi versi, docuit.

    Un caro saluto

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