In memoriam Alan F. Segal

È una triste notizia, quella che ci ha raggiunti attraverso il sito di Jim Davila (via Gabriele Boccaccini). Se ne è andato ieri, all’età di 65 anni, Alan F. Segal, uno dei grandi protagonisti del recente dibattito storico sulle origini cristiane e sul giudaismo del secondo Tempio.

Segal ricopriva la cattedra di Professore Emerito di Studi giudaici al Barnard College di New York. Nato a Worcester, nel Massachusetts, si era formato presso il prestigioso Hebrew Union College (il più antico seminario ebraico delle Americhe) e presso l’Università di Yale, dove si era specializzato in Lingue semitiche. Negli ultimi tempi, Segal si era distinto per una rovente polemica con l’antropologa Nadia Abu El Haj, sua collega al Barnard College, in merito al volume della studiosa Facts on the Ground: Archaeological Practice and Territorial Self-Fashioning in Israeli Society (2001).

Tra le sue opere più importanti, si ricordano soprattutto: Two Powers in Heaven: Early Rabbinic Reports About Christianity and Gnosticism (1977, ed. riv. 2002), che ha richiamato l’attenzione su una particolare concezione teologica elaborata dagli Ebrei del tempo di Gesù e di Paolo, quella delle “due potenze nel cielo”, una categoria teologica che la letteratura rabbinica avrebbe utilizzato in seguito per definire il carattere eterodosso dei movimenti cristiani; Rebecca’s Children: Judaism and Christianity in the Roman World (1986), dove Segal ha proposto la sua celebre definizione di ebraismo e cristianesimo come «fraternal twins» («gemelli dizigotici»), in opposizione ad altre visioni storico-genetiche o teologicamente orientate; e Paul the Convert: The Apostolate and Apostasy of Saul the Pharisee (1990), che ha contribuito a un fondamentale rinnovamento degli studi (non solo ebraici) su Paolo, sottolineandone il pieno inserimento nella storia del giudaismo del I secolo.

Da quest’ultimo testo, si ricava un’affermazione metodologica d’importanza cruciale: «La maggior parte degli studiosi ritiene che dal momento in cui Paolo si convertì, i suoi scritti diventano irrilevanti per la storia dell’ebraismo. Ma non è assolutamente così. Paolo si rivolge a comunità di estrazione in gran parte giudaica, dandoci la sola testimonianza che abbiamo della vita quotidiana di un giudaismo di lingua greca ora scomparso».

2 thoughts on “In memoriam Alan F. Segal

  1. Grazie, caro Sebastiano. L’unico dubbio riguarda l’uso dei wavatars, che in qualche caso potrebbe suscitare malumori…

    P.S. Non preoccuparti. Altrimenti avrei fatto valere Luca 6,26!

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