A Santa Tecla i più antichi ritratti degli apostoli

Ne avevamo già parlato un anno fa (qui l’articolo, con alcuni link di approfondimento), ma oggi Marco Bussagli, su “Avvenire”, è tornato sull’argomento, aggiungendo alcuni particolari sulla scoperta. Ecco alcuni passaggi del suo articolo:

«Dopo due anni di studio e d’intenso lavoro, sono state miracolosamente recuperate le tenerissime pitture del Cubicolo degli Apostoli nelle catacombe romane di Santa Tecla, poco lontano da San Paolo fuori le mura.

Lo studio si deve a Fabrizio Bisconti, insigne archeologo cristiano e soprintendente della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra, mentre il restauro, di grande impatto, è opera di Barbara Mazzei, che si è avvalsa di una tecnica del tutto inedita per questi ambienti: quella del laser. Di queste pitture, infatti, si aveva notizia fin dal XVIII secolo, ma lo spesso strato di calcare rendeva praticamente impossibile la lettura della decorazione pittorica, ricoperta da concrezioni biancastre.

La situazione disastrosa era dovuta all’umidità, padrona assoluta degli ipogei romani, nei confronti della quale archeologi e restauratori esercitano una lotta quotidiana. Le tecniche tradizionali, ha spiegato Barbara Mazzei, ovvero quelle basate sulla rimozione meccanica con l’impiego di piccole frese e bisturi, avrebbero rischiato di danneggiare irrimediabilmente la pellicola pittorica.

Con l’apporto e la consulenza gratuita del Cnr di Sesto Fiorentino (in particolare Siano dell’Istituto di Fisica applicata), si è opportunamente tarata la capacità della macchina prodotta dalla El. En. di Cadenzano. Il raggio viene programmato in modo da esercitare un’azione distruttiva sulle superfici biancastre del calcare e di sospenderla immediatamente in vista di cromie differenti.

Si è poi verificato (ed è stato un dato sperimentale inaspettato) che l’azione del laser in presenza dell’umidità dell’ambiente provocava un micro-scoppio, causa del distacco del calcare. Il risultato è straordinario: le pitture, nelle parti conservate, come il soffitto del cubicolo, sembrano appena eseguite.

Il clipeo sul soffitto, col ritratto di Paolo.

Si rivela così la storia di questo singolare monumento, e un altro tassello si aggiunge all’affascinante storia di Roma, una città a strati dove, scendendo le scale, ci si può veder catapultati nel IV secolo d.C.

Al civico 42 di via Silvio D’Amico, infatti, si erge oggi un grande palazzone di cemento armato, eretto negli anni Cinquanta del XX secolo, quando – scavandone le fondamenta – emersero le vestigia pagane e cristiane insieme. Passava da lì la via Ostiense e, a fianco, venivano costruiti dei mausolei pagani di cui ancora possediamo mura e pavimenti a mosaico con immagini e scritte dedicatorie.

Accanto a quest’area sacra, doveva esservi una cava di pozzolana di cui ancora si conservano i mazzuoli degli operai. Successivamente, questa venne trasformata in una semi-basilica dedicata probabilmente alla martire Tecla, glorificata da antiche pitture cristiane oggi sistemate nel piccolo abside.

Dietro la semi-basilica si estende la catacomba vera e propria, che è l’ultimo tratto del grande ipogeo di San Paolo fuori le mura, anche in senso cronologico. Il cubicolo è stato scavato dietro un ambiente precedentemente utilizzato a sepoltura, con due arcosoli laterali, uno dei quali è ornato dalla figura imberbe e tenerissima di Cristo in trono (Christus magister).

L’archeologo F. Bisconti illustra gli affreschi.

Si può vedere ancora l’incertezza del pittore che, prima, lo dipinse con il braccio rivolto verso il basso, e poi glielo alzò mutandogli posizione. Accanto fa bella mostra di sé un Daniele nella fossa dei leoni, precoce esempio di nudo eroico che recupera in senso cristiano la nudità classica. Quando si aprì il nuovo ambiente, il cubicolo di Tecla, si decise di ornare l’ingresso con un monumentale Collegio apostolico che si mostra come il prototipo di certe decorazioni absidali, visto che sotto il consesso dei dodici apostoli si dipana la teoria delle pecore, stagliate su un bel rosso pompeiano.

È infatti il rosso il colore dominante del soffitto del cubicolo, pezzo forte della decorazione, con il Buon Pastore al centro e i clipei (rara iconografia) di san Paolo, san Pietro, sant’Andrea e san Giovanni che si pongono come le più antiche immagini degli apostoli raffigurati in questo modo (“icone”, giustamente, le chiama Bisconti).

Anche la decorazione ornamentale è assai interessante, basata su un motivo ad incastro della Croce che, molti secoli dopo, sarà ripreso da Francesco Borromini nel San Carlino alle Quattro Fontane (ma lì la fonte era stata la catacomba di San Callisto). Infine, entrando sulla destra, l’immagine di lei, la facoltosa committente di questa meraviglia, che qui fu sepolta insieme alla figlia, pure lei rappresentata nell’arcosolio e accompagnata verso la pace dei cieli proprio da Pietro e da Paolo».

(Fonte: “Avvenire”, 23 giugno 2010)

Aggiornamento (24 giugno):

Un articolo del Daily Mail presenta oggi una bella galleria di immagini.

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