I luoghi della Passione e della Risurrezione

Le prime descrizioni dei “luoghi santi” collegati alla passione e alla risurrezione di Gesù, com’è noto, risalgono al IV secolo: ad un periodo, cioè, in cui il complesso reticolo di memorie orali dei cristiani in Terrasanta aveva già cristallizzato, e in buona parte “trasfigurato”, la localizzazione e il significato dei principali monumenti.

Gerusalemme nel mosaico di Madaba, in Giordania (VI secolo).

Le testimonianze scritte più antiche provengono dai resoconti di viaggio dei pellegrini: i primi esempi di questo tipo di letteratura, famosissimi, sono rappresentati dal racconto del pellegrino di Bordeaux (che può essere datato alla prima metà del IV secolo) e dalla Peregrinatio ad loca sancta della pellegrina Egeria o Eteria (datato al 383 circa). Sono i precedenti illustri di quella “topografia sacra” che continuerà con costanza nei secoli a venire, e che raggiungerà le sue massime espressioni letterarie, in età medievale, con il Liber de locis sanctis di Beda il Venerabile, in epoca pre-moderna con l’Itinerarium Syriacum di Francesco Petrarca, e agli inizi dell’Ottocento con il Voyage à Jerusalem di René de Chateaubriand. Questi, e tantissimi altri lavori, daranno poi lo spunto al sociologo Maurice Halbwachs, negli anni della Seconda Guerra mondiale, per la sua raffinata e pioneristica ricognizione sulla Topographie légendaire des évangiles.

Dal momento in cui apparve quest’opera, naturalmente, è scorsa molta acqua sotto i ponti, sia da un punto di vista esegetico che da un punto di vista archeologico: ne fanno fede, tanto per fare qualche esempio, i volumi della prestigiosa Encyclopedia of Archaeological Excavations in the Holy Land (inizialmente curati da Michael Avi-Yonah, poi rivisti e ampliati da Ephraim Stern e da Philip J. King), i vari atlanti biblici in circolazione, i lavori dello Studium Biblicum Franciscanum, o i contributi di sintesi raccolti a cura di James H. Charlesworth nel volume Jesus and Archaeology (2006).

Uno dei libri più belli che siano stati prodotti sull’argomento, in tempi recenti, si deve a un teologo tedesco, Willibald Bösen: si tratta de L’ultimo giorno di Gesù, edito in Italia da Elledici (Leumann 2007). Il volume di Bösen, che ha un taglio prevalentemente storico-esegetico, anche se non disdegna di affrontare alcune questioni teologiche di base, cerca di ricostruire nel dettaglio gli avvenimenti della Passione, aiutando il lettore con un gran numero di grafici, tabelle e disegni. Molti di questi compendi visuali, davvero efficaci da un punto di vista didattico, sono dedicati proprio alla “topografia sacra” di Gerusalemme.

Qui di seguito, come piccolo regalo di Pasqua per i miei lettori, riporto alcuni esempi. Tutte le immagini sono tratte dal libro di Bösen (gli autori dei disegni sono Gordana Köllner e Klaus-Peter Hüsch). I testi di commento, invece, sono stati leggermente adattati e modificati.

1. Gerusalemme ai tempi di Gesù

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Questo disegno riproduce l’aspetto di Gerusalemme ai tempi di Gesù. In primo piano, su una piccola e sottile lingua di roccia, si trova la città inferiore (~695 metri s.l.m.), dominata a nord dallo splendido Tempio edificato da Erode il Grande (~744 metri s.l.m.). Prospiciente al Tempio, dal lato opposto della sottostante Valle del Cedron, si inerpica il Monte degli Ulivi, alla cui base si trova il podere del Getsemani (~680 metri s.l.m.), luogo della preghiera e dell’agonia di Gesù prima della cattura.

Al di sopra della città inferiore e del Tempio si innalza ad ovest, su un altipiano di pietra calcarea, la città superiore (~760 metri s.l.m.), costruita in stile ellenistico, con strade a scacchiera e piazze, con un teatro, un ginnasio e diversi palazzi. Tra questi ultimi, spicca il palazzo di Erode, nell’angolo nord-occidentale, dove a partire dal 6 a.C. risiedono i procuratori romani quando soggiornano a Gerusalemme: è qui che va cercato, probabilmente, il Pretorio dove Ponzio Pilato condannò a morte a Gesù. Nell’estremità opposta, all’angolo sud-occidentale, potrebbe essersi trovato il “quartiere essenico” (luogo dell’ultima cena di Gesù), localizzato da Bargil Pixner sulla base delle informazioni di Giuseppe Flavio (Bell. V,4,2), che indica in questo punto la presenza di una “Porta degli Esseni”.

Il quartiere più recente della città è costituito dai cosiddetti “mercati”, a nord-ovest del Tempio: lì, ai tempi di Gesù, abitavano e lavoravano gli artigiani e i piccoli commercianti. Nell’angolo nord-occidentale, tra la città superiore e i mercati, era infine situato il Golgota, la vecchia cava di pietra dove i Romani crocifiggevano i malfattori e i ribelli, e dove venne crocifisso anche Gesù.

2. Il Tempio e la sede del Sinedrio

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Nel mezzo di un gigantesco altipiano, su una pedana di circa dieci metri di altezza, si innalzava il Tempio di Gerusalemme, edificato per la prima volta da re Salomone sul luogo dell’antica fortezza dei Gebusei (vd. 2Sam 24 e 1Re 6). I suoi atri, riservati ai soli Ebrei, erano divisi in zone per uomini, donne e bambini.

Qui, secondo la fede, troneggiava JHWH, il Dio d’Israele, in una camera oscura e vuota; qui il cielo e la terra si toccavano; perciò gli Israeliti non risparmiavano fatiche e rischi per visitare in pellegrinaggio Gerusalemme, almeno una volta nella vita. Ai non Ebrei era vietato con minaccia di morte l’accesso a questa «fortezza di Dio»: per loro, però, era accessibile l’enorme «Atrio dei Gentili», dove dominava un variopinto andirivieni, sullo stile di un mercato annuale. Profeti, scribi, dottori della Legge, e pure Gesù, trovavano uno spazio protetto dal sole, dal vento e dalla pioggia, riservato alla predicazione e alle discussioni, nel cosiddetto «Portico di Salomone», nella parte orientale della gigantesca spianata del Tempio. Teatro dell’episodio della purificazione del Tempio potrebbe essere stato il cortile regale, nella zona meridionale.

I tre cerchi dell’immagine localizzano le possibili sedi di riunione del Sinedrio: 1) la sala quadrangolare nell’angolo sud-est del santuario vero e proprio, di cui parlano gli scritti rabbinici posteriori a Gesù e alla distruzione del Tempio; 2) una sala situata «tra le botteghe», dove il Sinedrio, sempre secondo una tradizione rabbinica, sarebbe traslocato attorno agli anni Trenta del I secolo; 3) la Boulé (luogo di riunione) di cui parla lo storiografo Giuseppe Flavio, nella valle del Tiropeon.

3. La sede del Pretorio

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Dov’era situato il Pretorio, la sede ufficiale di Pilato? Le ipotesi, illustrate dall’immagine e discusse dettagliatamente dall’autore, sono tre: la Fortezza Antonia, a nord-ovest della spianata del Tempio; il Palazzo degli Asmonei, sul pendio occidentale della valle del Tiropeon; e il Palazzo di Erode, a nord-est della città superiore. La tradizione contribuisce in misura non irrilevante alla confusione.

In epoca bizantina i pellegrini localizzavano il Pretorio nella vale del Tiropeon, dove si pensava avesse avuto sede il Palazzo degli Asmonei. I crociati optavano invece per la Fortezza Antonia, nel luogo in cui sorge oggi il convento delle Suore di Sion. Gli storici propendono attualmente per il sontuoso palazzo che re Erode fece costruire tra il 23 e i 20 a.C., di cui non restano oggi che le fondamenta.

4. In cammino verso il Golgota

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Il percorso tradizionale della Via Crucis di Gerusalemme – che da secoli si snoda sotto la guida dei francescani, partendo dal luogo in cui si pensava sorgesse la Fortezza Antonia, per giungere fino alla roccia del Golgota – si è consolidato a partire dal XII/XIII secolo. Ma è difficile pensare ch’esso corrisponda all’itinerario originale compiuto da Gesù. Partendo dal presupposto che Pilato abbia pronunciato la sua sentenza nel Palazzo di Erode, il percorso dovrebbe esser fatto iniziare nell’angolo nord-occidentale di Gerusalemme.

Da qui al Golgota vi sono in linea d’aria non più di 300 metri, e anche andando attraverso vicoli chiusi e strade laterali la distanza non è molto superiore. È probabile che Gesù, assieme agli altri condannati, abbia percorso le strade principali della città superiore, secondo la consuetudine romana che voleva ch’essi percorressero le strade più battute, in modo tale da essere visti e biasimati dal maggior numero di persone.

Per due terzi del suo svolgimento, probabilmente, il percorso della croce passò attraverso il quartiere dei ricchi, dove vivevano molti dei sommi sacerdoti e degli anziani che facevano parte del Sinedrio. Qui le strade erano tracciate secondo il modello di Ippodamio, diritte e ampie.

A questa città alta assomiglia solo da lontano la stretta e intricata “via dolorosa” che possiamo percorrere oggi; la quale, però, non ha nulla da invidiarle quanto ad atmosfera, al carattere laborioso e febbrile, ai profumi e ai rumori. Una volta immersi in questo ambiente, in mezzo a questa corrente umana che scorre pigramente, fra turisti, mercanti e pellegrini, non c’è bisogno di molta fantasia per immaginare il doloroso percorso di Gesù verso la morte, accompagnato da altre figure sanguinanti e da un manipolo di guardie armate.

5. Dal Golgota alla chiesa del Sepolcro

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«Nel luogo dove era stato crocifisso vi era un giardino, e nel giardino un sepolcro nuovo» (Gv 19,41). La zona situata a nord-ovest del Golgota, che l’evangelista Giovanni definisce “giardino”, doveva essere ben diversa da ciò che intendiamo oggi con questo termine. Vi si riconoscevano parti di una vecchia cava di pietra, con tutt’attorno frammenti di roccia sgrossati e abbandonati dagli spaccapietre, erba secca e sterpaglie. Da qui furono faticosamente ricavati alcuni sepolcri, a banco e a cunicoli.

La necropoli perse la propria funzione quando il re Agrippa I (41-44 d.C.), con la costruzione di un nuovo muro di cinta, inglobò la zona nel territorio urbano di Gerusalemme. Tutta quest’area venne poi fatta interrare dall’imperatore Adriano, che nel 135 vi fece costruire sopra un Foro con un tempio dedicato ad Afrodite. Nel 326, Costantino farà mettere di nuovo allo scoperto il Golgota e il Santo Sepolcro, così da potervi passeggiare attorno. Sopra il Sepolcro, verrà successivamente edificata una rotonda; e sulla roccia del Golgota, che si eleva in un atrio aperto, verrà aggiunta verso oriente una prima basilica a cinque navate. Gli occhi che non videro il Risorto, possono vederne ora il luogo della risurrezione.

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Un augurio di buona Pasqua a tutti i lettori!

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