Le parabole di Gesù: alcune linee di storia della ricerca

Prendendo le mosse dal manuale di Gerd Theissen e Annette Merz (Il Gesù storico, trad. it. Queriniana, Brescia 1999, pp. 394-400), e integrando per quanto possibile le principali osservazioni fornite da questi due autori, provo ad elencare di seguito alcune linee di storia della ricerca sulle parabole di Gesù:

1. INTERPRETAZIONE DIDATTICA

Lo studio moderno delle parabole viene fatto iniziare con l’opera del teologo tedesco Adolf Jülicher, Die Gleichnisreden Jesu (1910). L’assunto principale di Jülicher, in controtendenza rispetto all’esegesi del suo tempo, è che le parabole di Gesù non possano essere considerate come “allegorie”. La loro allegorizzazione, di fatto, non risponderebbe alle intenzioni originarie di Gesù, ma sarebbe sempre il risultato di un processo secondario. Una parabola come quella del “figliol prodigo”, ad esempio, non dovrebbe essere interpretata a partire dall’esame dei suoi singoli dettagli narrativi, ma dalla considerazione del suo intreccio globale, e soprattutto dalla presenza in essa di una conclusione di carattere generale, applicabile alla situazione concreta che il parabolista aveva in mente fin dall’inizio.

Le parabole di Gesù, per Jülicher, non tendono quindi ad occultare dei “misteri”, come si potrebbe pensare sulla scia di Mc 4,3-20, ma sono finalizzate principalmente all’illustrazione di un singolo insegnamento particolare. Il modello è biblico: si pensi alla parabola narrata dal profeta Natan a re Davide (2Sam 12,1-7), dove il racconto di finzione serve innanzitutto a far nascere nell’interlocutore un dubbio sul proprio comportamento morale. Ma è anche “aristotelico”: e in questo caso l’autore si richiama ai “mezzi comuni” di persuasione descritti dal Filosofo nella Retorica (II, 20). Le parabole, in breve, svolgono una funzione eminentemente didattica, e risultano radicate nel contesto concreto della predicazione di Gesù.

2. INTERPRETAZIONE STORICO-ESCATOLOGICA

Le considerazioni di Jülicher aprono la strada a un secondo filone interpretativo, che Theissen e Merz definiscono “storicizzante”: i campioni di questa linea d’indagine sono indicati giustamente in Charles H. Dodd e Joachim Jeremias.

Il primo propone, per l’appunto, di ricollocare le parabole nel contesto escatologico della predicazione di Gesù: esse annuncerebbero la presenza del regno di Dio nella persona del Cristo (realized eschatology), e i vari problemi correlati a questa improvvisa e inaspettata realizzazione delle speranze escatologiche di Israele.

L’approccio di Jeremias è un po’ diverso. Anche per questo autore le parabole debbono essere comprese nella molteplicità delle situazioni biografiche di Gesù: ma esse farebbero riferimento soprattutto ad eventi concreti, e servirebbero a confermare un messaggio escatologico ancora in via di realizzazione. Da qui deriverebbe la loro destinazione pubblica e mirata: ossia rivolta a un particolare uditorio, spesso in forma polemica.

La rivendicazione del carattere “dialogico” delle parabole, sulla scia di Dodd e di Jeremias, è anche al centro dei lavori di un altro importante studioso: il benedettino Jacques Dupont.

3. INTERPRETAZIONE FILOSOFICO-LINGUISTICA ED ESTETICA

Una terza tipologia ermeneutica si sviluppa poi in Germania, nel quadro della ricerca post-bultmanniana: è un’interpretazione che potremmo definire “filosofico-linguistica”, ben rappresentata da autori come Ernst Fuchs, Eberhard Jüngel e Hans Weder.

Le parabole sono viste in primo luogo come “atti linguistici”, come eventi che si producono nel linguaggio: grazie alle parabole, Gesù rivendica l’amore di Dio nei confronti dei peccatori, rende presente il regno di Dio, invita gli uomini ad aprirsi alla realtà di Dio.

L’influsso della filosofia heideggeriana, e più in generale delle elaborazioni dell’ermeneutica filosofica, risulta evidente anche in altri assunti proposti da questi tre studiosi: a) «l’autore è presente nella parabola» (è la “cristologia implicita” di E. Fuchs); b) «i destinatari sono trasformati dall’evento linguistico cui assistono» (ancora E. Fuchs); c) «la realtà di cui parlano le parabole è presente nelle parabole stesse» (E. Jüngel); d) «il fondamento delle parabole è essenzialmente metaforico, e in quanto tale con-crea la realtà significata» (H. Weder).

Questo rapporto fra parabola e “metafora” (nell’accezione moderna del termine) è stato sottolineato con forza anche da Paul Ricoeur, filosofo attentissimo alle implicazioni epistemologiche del linguaggio religioso. Per Ricoeur la parabola è il risultato di una tensione semantica, di un accostamento narrativo fra due campi semantici separati: spingendo il linguaggio al suo limite, la parabola fornisce una nuova descrizione della realtà, e dischiude una carica di senso che non sarebbe possibile ottenere mediante le consuete formulazioni concettuali.

Tangenziale a quest’approccio è l’interpretazione in chiave “estetica” proposta da Dan O. Via (esponente del cosiddetto new criticism) e da Robert W. Funk e John D. Crossan (esponenti del “Jesus Seminar”).

Le parabole possono essere valutate come oggetti estetici autonomi, che non rimandano a qualcosa di esterno: per questo motivo, è addirittura possibile interpretarle indipendentemente dal loro contesto di origine. Ricorrendo agli strumenti dell’analisi letteraria, questi autori cercano di penetrare nella struttura fondamentale delle parabole, in ciò che ne precederebbe l’attualizzazione (nelle varie performances). Le parabole di Gesù sono quindi valutate come esperimenti linguistici aperti, capaci di parlare ad ogni uomo, a prescindere da un orizzonte di fede: sono l’opera di un genio poetico. Il loro scopo primario sarebbe il sovvertimento delle attese e delle convinzioni dell’uditorio (Crossan): e questo le avvicinerebbe ai koan dei maestri zen, ai labirinti di Borges, agli apologhi di Kafka.

4. INTERPRETAZIONE OMILETICA

Decisamente più “tradizionale”, e in linea con la vecchia impostazione di Jülicher, risulta l’interpretazione in chiave “omiletica” proposta dallo studioso israeliano David Flusser. La parabola, per Flusser, è una delle tante forme di istruzione religiosa orale tipiche del tempo di Gesù. Le parabole, pertanto, vanno lette nel contesto formativo della letteratura rabbinica: ne condividono i motivi, le tematiche, le caratteristiche storico-letterarie, i processi di redazione e di trasmissione.

L’approccio “comparativo” di Flusser può essere accostato, da questo punto di vista, con gli studi sulle tecniche rabbiniche di memorizzazione e sul rapporto fra oralità e scrittura nel cristianesimo delle origini, inizialmente patrocinati dagli autori della cosiddetta “scuola svedese” (Birger Gerhardsson, Harald Riesenfeld), e poi proseguiti con successo soprattutto in ambito anglosassone: dove non hanno mancato di riscuotere, in egual misura, consensi e critiche.

5. INTERPRETAZIONE STORICO-SOCIALE

Una nuova linea interpretativa, attualmente predominante, si inaugura con i vari tentativi di interpretazione storico-sociale delle parabole di Gesù: due nomi fra i tanti, quelli di Luise Schottroff e di John S. Kloppenborg.

Pur nella diversità degli approcci, e dei risultati conseguiti, questi due autori sono accomunati dalla necessità di ricostruire lo sfondo storico-sociale delle parabole, dall’esigenza di porne in risalto il messaggio di liberazione politico-sociale, e in ultima analisi dalla proposta d’individuare nella prassi di Gesù e dei suoi seguaci la principale chiave di accesso per la loro interpretazione. Il volume di Kloppenborg dedicato allo studio delle diverse versioni della parabola dei vignaioli omicidi, The Tenants in the Vineyard: Ideology, Economics, and Agrarian Conflict in Jewish Palestine (2006), può essere indicato come il punto di arrivo ideale di questa linea d’indagine, paragonabile per importanza, per sofisticatezza e per impatto scientifico al vecchio studio, di cent’anni precedente, composto da Jülicher.

***

Bibliografia essenziale (in ordine cronologico)

  • Adolf JÜLICHER, Die Gleichnisreden Jesu: I, Die Gleichnisreden Jesu in allgemeinen, Tübingen 1910 (III ed.); II, Auslegung der Gleichnisreden der drei ersten Evangelien, Tübingen 1910 (II ed.).
  • Rudolf BULTMANN, Die Geschichte der Synoptischen Tradition, Göttingen 1931 (II ed.).
  • Charles H. DODD,  The Parables of the Kingdom, London 1935 (tr. it. Brescia 1970).
  • Joachim JEREMIAS, Die Gleichnisse Jesu, Zürich 1947 (tr. it. Brescia 1973).
  • Birger GERHARDSSON, Memory and Manuscript: Oral Tradition and Written Transmission in Rabbinic Judaism and Early Christianity, Lund 1964 (II ed.).
  • Ernst FUCHS, Gesammelte Aufsätze, I-II-III, Tübingen 1965 *.
  • Robert W. FUNK, Language, Hermeneutic, and Word of God, New York 1966.
  • Dan O. VIA, The Parables: Their Literary and Existential Dimension, Philadelphia 1967.
  • Harald RIESENFELD, The Gospel Tradition, Oxford 1970 *.
  • John D. CROSSAN, In Parables: The Challenge of the Historical Jesus, New York 1973.
  • Eberhard JÜNGEL – Paul RICOEUR, Metapher. Zur Hermeneutik religiöser Sprache, München 1974 (tr. it. Brescia 1978).
  • Kenneth E. BAILEY, Poet and Paesant: A Literary-Cultural Approach to the Parables in Luke, Grand Rapids 1976.
  • Norman PERRIN, Jesus and the Language of the Kingdom. Symbol and Metaphor in New Testament Interpretation, Philadelphia – London 1976.
  • Jacques DUPONT (ed.), La parabola degli invitati al banchetto. Dagli evangelisti a Gesù, Brescia 1978.
  • Hans WEDER, Die Gleichnisse Jesu als Metaphern. Traditions- und redaktionsgeschichtliche Analysen und Interpretationen, Göttingen 1978 (tr. it. Brescia 1991).
  • W.S. KISSINGER, The Parables of Jesus: A History of Interpretation and Bibliography, Metuchen – London 1979.
  • John D. CROSSAN, Cliffs of Fall: Paradox and Polyvalence in the Parables of Jesus, New York 1980.
  • David FLUSSER, Die Rabbinische Gleichnisse und der Gleichniserzähler Jesus, Bern 1981.
  • Robert K. FUNK, Parables and Presence: Forms of the New Testament Tradition, Philadelphia 1982.
  • Vittorio FUSCO, Oltre la parabola. Introduzione alle parabole di Gesù, Roma 1983.
  • Jacques DUPONT, Études sur les évangiles synoptiques, Leuven 1984 *.
  • John D. CROSSAN, The Dark Interval: Towards a Theology of Story, Sonoma 1988 (I ed. 1975).
  • Birger GERHARDSSON, Illuminating the Kingdom: Narrative Meshalim in the Synoptic Gospels, in H. Wansbrough (ed.), Jesus and the Oral Gospel Tradition, London – New York 1991, pp. 266-309.
  • Arland J. HULTGREN, The Parables of Jesus: A Commentary, Grand Rapids 2000 (tr. it. Brescia 2004).
  • Jacobus LIBENBERG, The Language of the Kingdom and Jesus: Parable, Aphorism, and Metaphor in the Sayings Material Common to the Synoptic Tradition and the Gospel of Thomas, Berlin – New York 2001.
  • Luise SCHOTTROFF, Die Gleichnisse Jesu, Gütersloh 2005 (tr. it. Brescia 2005).
  • John S. KLOPPENBORG, The Tenants in the Vineyard: Ideology, Economics, and Agrarian Conflict in Jewish Palestine, Tübingen 2006.
  • Klyne R. SNODGRASS, Stories with Intent: A Comprehensive Guide to the Parables of Jesus, Grand Rapids 2008.

* Raccoglie saggi pubblicati in precedenza.

2 thoughts on “Le parabole di Gesù: alcune linee di storia della ricerca

  1. Tra le linee interpretative possibili, e non lo dico come una boutade, non dovrebbe trovare spazio anche un’interpretazione parabolica della parabola, in cui cioè l’interpretazione stessa si fa parabola di?

  2. Perché no, caro Massimo? E’ un processo che potremmo far partire dai vangeli stessi. Anche se, alla fine, trovo sempre più seducente riflettere sulla parabola del parabolista, ovvero sul parabolista come parabola.

I commenti sono chiusi.