Il segno della Croce

di Filippo Oppenheim

Il brano è tratto dalla voce «Croce», in Enciclopedia Cattolica, Città del Vaticano 1948-1954, vol. IV, coll. 951-956.

Il segno della croce è l’atto più eloquente, più frequente, più popolare del culto cattolico. Con esso i sacerdoti benedicono le persone e le cose, ed i fedeli segnano se stessi nel dare inizio alle loro azioni premunendosi con questo segno di salute. I martiri si facevano il segno della croce prima di affrontare la morte. L’antico cristiano non trascurava quest’atto di fede all’inizio della giornata, nell’entrare e nell’uscire da casa, nel vestirsi, al bagno, a tavola, al momento d’accendere la lampada (Lattanzio, Inst. Div., IV, 27; Tertulliano, De cor. mil., 3, 11: «frontem signaculo crucis terimus»; s. Girolamo, Ep. 18 ad Eustochium: «ad omnem atum manus pingat Domini Crucem»).

Si faceva il segno della croce pure sugli oggetti d’uso quotidiano. Nel IV secolo s. Cirillo di Gerusalemme (Catech., 22, 36) dice che i cristiani non solo segnano la loro fronte, ma ogni cosa: il pane che mangiano, le coppe nelle quali bevono. Col segno della croce tutto nella Chiesa viene benedetto, consacrato e santificato: «Crux tua omnium fons benedictionum, omnium est causa gratiarum: per quam credentibus datur virtus de infirmitate, gloria de opprobrio, vita de morte» (s. Leone Magno, Sermo 8 De passione Domini).

Gli antichi espressero l’efficacia del segno trionfale di redenzione con questo monogramma:

Φ
ΖΩΗ
C

per cui la Croce è Luce e Vita (phôs e zōé).

Nel medioevo non s’incominciava nessuna scrittura pubblica, nessuna decisione né legge, senza avervi prima tracciata la croce. Questa sostituiva la firma degli analfabeti, spesso precedeva quella degli ecclesiastici. In molte campagne perfino la pasta ed il pane, prima della cottura, venivano segnati. Il segno della croce si osserva sulle porte delle città, come sulle cisterne e sui pozzi antichi, sulle bocche dei forni e sulle suppellettili domestiche.

L’antichità ci ha parimenti trasmesso encolpi e teche per reliquie a forma di croce, su cui talvolta si incidevano delle formole d’esorcismo, come nella croce d’oro raccolta da Pio IX in una tomba del cimitero di Ciriaca. La più celebre di queste croci con iscrizioni esorcistiche è quella che va sotto il nome di «medaglia di s. Benedetto», ancor oggi usata contro le infestazioni del demonio.

Fin dal secolo III i documenti ecclesiastici attestano l’uso del segno della croce nella liturgia occidentale ed orientale (v. ad es. Tertulliano, De resurrect., 8). Quanto alla forma del segno della croce, nei documenti si parla di un segno fatto bensì sulla persona o sulle cose, ma non si fa cenno del grande segno della croce fatto sul corpo. Secondo Tertulliano (De cor. mil., 3) un piccolo segno della croce veniva fatto con un sol dito e probabilmente col pollice in forma di T o di X: col solo pollice si benedicevano nei secoli IV e V anche oggetti distanti dalla persona.

Un primo cenno del segno della croce fatto sul petto lo si trova in Prudenzio (Cathemer., 6): si tratta di un segno, tracciato con brevi tratti, uguale a quello praticato sulla fronte. Gaudenzio di Brescia (De lect. evang.) parla poi di un triplice segno sul cuore, sulle labbra e sulla fronte: è la pratica che giungerà fino a noi inalterata per l’annunzio del Vangelo nella Messa. Gli ammalati venivano segnati sulle membra dolenti (s. Gregorio Magno, Dialog., 2, 20; Cassiano, Collat., 8, 18).

Pare che dalla lotta contro monofisiti e monoteliti sia venuto l’uso di servirsi di due o tre dita, mentre i monofisiti si segnavano con un solo dito per indicare l’unica natura in Cristo; i Greci, fin dal secolo VII, per manifestare la loro fede nelle due nature di Cristo, fanno il segno della croce con due dita, cioè col pollice e l’indice, o coll’indice e il medio; fin dal sec. VIII i sacerdoti greci danno la benedizione unendo il pollice coll’anulare e imitando il monogramma di Cristo: IXC. I latini invece davano la benedizione estendendo le prime tre dita e curvando l’anulare ed il mignolo. Mentre nel secolo VIII in Oriente si era diffusa una pratica non molto dissimile dal gran segno in uso attualmente, nell’Occidente si trova ancora nel secolo XIII Luca di Tuy che parla di un segno della croce fatto sulla faccia (faciem suam muniens) in questo modo: «solleva le tre dita distese all’altezza della fronte dicendo in nomine Patris, abbassale poi fino al mento dicendo et Filii, portale quindi alla sinistra dicendo et Spiritus Sancti, ed infine alla destra dicendo Amen » (De alt. vita, 2, 15). Un documento inglese del secolo XII però accenna ad un segno che giunge sino al petto, fatto con tre dita.

Nella questione se si dovesse portare la mano dalla sinistra alla destra o viceversa, nel secolo XVI non si era ancora ottenuta la uniformità. La forma odierna nella Chiesa latina, di benedire le persone e le cose con tutte le dita distese, e di segnarsi nella stessa forma, era molto combattuta nel secolo XIII (Sicardo, Mitrale, 3, 4: PL 213, 109; Innocenzo III, De altaris mysterio, 2, 45; Durando, Rationale, V, 2, 13).

Nella liturgia romana il grande segno della croce si usa spesso nella Messa, nell’amministrazione dei Sacramenti, nelle benedizioni, nell’ufficio; il piccolo segno, che si fa col solo pollice sulla fronte, sulla bocca e sul petto, è in uso al Vangelo della Messa; lo si fa ugualmente sul libro dei Vangeli, sulla bocca all’Aperi Domine ed al Domine labia mea aperies, sulla fronte e sulla testa del battezzando, sulla fronte del cresimando, nella Estrema Unzione, ecc. Il popolo cristiano fa il grande segno della croce ordinariamente al principio o alla fine della preghiera, nel pericolo, ecc. Nel Portogallo e nella Spagna, come nell’Ordine domenicano, il grande segno della croce è quasi sempre preceduto dal triplice segno col pollice; numerosi catechismi spagnoli insegnano a fare il segno della croce con le sole due dita della mano destra che si porta al ventre anziché al petto, usi che rimontano al secolo XIV.

La formola più antica era «Signum Crucis»; dopo venne una professione di fede a Cristo («In nomine Iesu») o alla Santissima Trinità («In nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti»); poi anche una invocazione del divino aiuto («Adiutorium nostrum in nomine Domini» oppure «Deus in adiutorium meum intende») ed altre.

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