Lo sviluppo sociale dei gruppi paolini

di Bruce J. Malina e John J. Pilch

L’articolo è tratto dai Reading Scenarios di B.J. Malina – J.J. Pilch, Social-Science Commentary on the Letters of Paul, Fortress Press, Minneapolis 2006, pp. 397-400. Traduzione a cura di Luigi Walt.

Non appena anche una minima porzione di una comunità ebraica locale aderiva al messaggio di innovazione sociale proclamato da Paolo, i suoi componenti formavano di fatto un gruppo di piccole dimensioni (definito da Paolo stesso col termine greco ekklesía, “chiesa”, “assemblea”).

Ognuno di questi gruppi attraversava diverse fasi di sviluppo, secondo un processo che è stato messo in luce dagli studi trans-culturali (in particolare, vd. l’opera di B.W. Tuckman, “Developmental Sequences in Small Groups”, «Psychological Bulletin» 63/1965, pp. 384-399, confermata da R.L. Moreland e J.M. Levine, “Group Dynamics Over Time: Development and Socialization in Small Groups”, in J.E. McGrath [ed.], The Social Psychology of Time: New Perspectives, Sage, Newbury Park Calif. 1988). L’applicazione di questo modello elaborato dalle scienze sociali, nello specifico, può aiutarci a valutare meglio la condizione in cui si trovavano i vari gruppi di seguaci di Gesù, nel momento in cui Paolo si rivolgeva ad essi attraverso la scrittura di lettere.

I gruppi di piccole dimensioni si possono distinguere in due grandi tipologie: da una parte vi sono i gruppi che risultano orientati alla realizzazione di un compito (task-oriented groups), dall’altra i gruppi che potremmo definire di attività sociale (social activity groups).

Il gruppo formato e guidato in vita da Gesù appartiene sicuramente al primo tipo. Il compito particolare che questo gruppo si propone di realizzare emerge dai cosiddetti incarichi missionari, che troviamo nei vangeli sinottici: proclamare l’instaurazione prossima della sovranità di Dio, istruire gli altri Ebrei sui compiti da svolgere in rapporto alla fine imminente, operare guarigioni (vd. Mc 6,1-11; Mt 10,1-23; Lc 9,1-6).

I gruppi del secondo tipo, detti di attività sociale, sono invece composti da individui che condividono le medesime necessità o esperienze, e che puntano a fornirsi un sostegno reciproco.

Entrambe le tipologie attraversano le seguenti fasi di sviluppo: formazione (forming), confronto interno (storming), coesione normativa (norming), esecuzione (performing) e rinnovamento (adjourning). In caso di difficoltà o di mutamenti di vario genere, i membri del gruppo possono fare ritorno, di volta in volta, a qualcuno degli stadi precedenti, secondo una sorta di processo di retroazione (feedback loop process):

Formazione → Confronto interno → Coesione normativa → Esecuzione → Rinnovamento

Ciascuna fase si contraddistingue per un comportamento ricorrente, facilmente individuabile. Consideriamo adesso il caso dei gruppi formati da Paolo.

1. Formazione. La fase di formazione rappresenta il periodo di costituzione del gruppo, mediante la proclamazione del Vangelo effettuata da Paolo a partire dalle comunità ebraiche locali. Questi gruppi di seguaci di Gesù, ovvero le “chiese”, si configurano come gruppi di attività sociale. Essi rispondono innanzitutto a un’istanza di rinnovamento. Questo appello, ai loro occhi, scaturisce direttamente da Dio: è Dio che accorda la sua benevolenza a Israele, attraverso la risurrezione di Gesù e il riconoscimento del suo ruolo di “Messia” e di “Signore”. Molto presto Dio “redimerà” il suo popolo, restaurando mediante Gesù l’onore degli Israeliti che avranno visto nella risurrezione di quest’ultimo un’azione di Dio stesso.

Nel corso di questa fase, Paolo fa da intermediario (change agent) fra Dio e i membri delle sinagoghe locali, e li invita a formare un gruppo di seguaci, accordando loro piena fiducia. Ovviamente c’erano anche altri predicatori che fungevano da intermediari, più o meno allo stesso modo di Paolo: ad esempio l’Apollo di cui si parla nella prima lettera ai Corinzi (3,1-9), o i “giudaizzanti” menzionati nella lettera ai Galati.

La fase formativa non implica una piena indipendenza del gruppo: il suo sviluppo appare ancora incerto. I membri sono prevedibilmente in ansia, e rimangono sul chi vive. Lentamente, ci si accerta che il gruppo soddisfi tutte le caratteristiche che l’intermediario ha indicato come necessarie – ciò accade, ad esempio, a Tessalonica, quando ci si pone il problema dei membri del gruppo che sono morti prima dell’instaurazione completa del dominio di Dio (1Ts 4,13-18). L’atteggiamento dei componenti del gruppo, l’uno verso l’altro, è ancora esitante e incerto; il senso di appartenenza è basso – donde derivano gli appelli di Paolo al rispetto reciproco (cui si allude col termine “amore”: 1Ts 4,1-12).

2. Confronto interno. Nella seconda fase avviene il confronto: all’interno del gruppo emergono alcune figure, che conquistano gradualmente un posto di rilievo e indeboliscono l’equilibrio iniziale. Nei gruppi di attività sociale sorgono rivalità interne, e a volte ci si rivolge contro lo stesso intermediario, o contro il leader che questi ha designato per il gruppo; tutto ciò conduce a un conflitto, dove i membri del gruppo dibattono fra di loro e affastellano dubbi e riserve nei confronti delle loro guide.

I membri del gruppo definiscono meglio le proprie posizioni, formando sotto-gruppi (cliques) che premono per il soddisfacimento di particolari esigenze. Emergono rancori e rivalità tra i vari componenti, che rispecchiano pretese differenti. Gli uni cercano di convincere gli altri, affinché l’intero gruppo si volga a scopi ben determinati, che coincidono con le varie aspirazioni e sensibilità dei sotto-gruppi.

Tutte le lettere di Paolo recano traccia di questa fase, come dimostrano i casi di frode verificatisi a Tessalonica (1Ts 4,6), le rivalità interne a Corinto (ad es., 1Cor 1,11-18), il ripudio delle opinioni di Paolo in Galazia (Gal 5,2-8) o i conflitti con gli esterni sviluppatisi a Filippi (Fil 1,29-30). L’atteggiamento dei vari membri del gruppo diventa dogmatico, e il loro coinvolgimento nelle dinamiche interne si rafforza e cresce sempre più.

3. Coesione normativa. La fase di coesione normativa, o di normalizzazione, si contraddistingue per la risoluzione dei conflitti interpersonali emersi nella fase precedente. La risoluzione viene ottenuta attraverso il riconoscimento consensuale di alcuni modelli di comportamento. Nei gruppi di attività sociale formati da Paolo, questa fase coincide sempre con un accrescimento della coesione. I componenti del gruppo percepiscono più positivamente la propria appartenenza ad esso. L’elaborazione di un insieme discreto di regole (norming) coinvolge direttamente i vari membri, nel tentativo di risolvere una volta per tutte i conflitti, anche mediante la negoziazione di alcune linee guida generali. Le sezioni parenetiche dell’epistolario paolino si basano proprio su questo processo di normalizzazione (1Ts 5,12-22; 1Cor 13,1 – 14,1; 2Cor 13,11-13; Fil 2,1-11; 4,4-9; Gal 6,1-6).

4. Esecuzione. In questa fase il gruppo comincia a realizzare il programma per il quale si è formato. Il gruppo di attività sociale entra in questa fase non appena i ruoli dei suoi componenti sono definiti con precisione. La definizione delle diverse funzioni da assegnare ai membri diventa così di primaria importanza. I componenti del gruppo lavorano in sintonia, per la realizzazione di un compito comune.

Sono pochissime, se non del tutto assenti, le testimonianze che possiamo ricavare dalle lettere di Paolo per questa fase. I problemi affrontati dall’apostolo sembrano riguardare esclusivamente le fasi di confronto interno e di coesione. Ad ogni modo, i documenti della tradizione paolina che risalgono alla terza generazione (Ef, 1-2Tim, Tt) contengono consigli per l’organizzazione e la cura della leadership nelle varie comunità, fornendo chiare indicazioni sulla presenza e il consolidamento di ruoli di questo tipo nei gruppi di area paolina, verso la fine del I secolo.

5. Rinnovamento. Con la fase di rinnovamento, i membri del gruppo si distaccano gradualmente dai gruppi di supporto sociale, secondo modalità che rispecchiano i vari sforzi di sottrarsi all’eventualità di una fine del gruppo. A quanto pare, nei gruppi paolini di terza generazione continuano a sussistere processi di contrasto e di coesione, innescati per lo più dal fatto che il dominio di Dio che Paolo aveva annunciato come prossimo a realizzarsi non si era ancora concretamente manifestato.

La distruzione di Gerusalemme nel 70 sottolineò questo mancato avvento del regno di Dio. Le speranze si assopirono lentamente, e vennero progressivamente soppiantate dai problemi connessi all’esecuzione di quei ruoli che gli scritti paolini di terza generazione descrivono.

Così, col progressivo affievolirsi delle speranze di una redenzione d’Israele, si assiste a un processo di retroazione, con un ritorno alle fasi di coesione normativa e di esecuzione, che stanno implicitamente sullo sfondo delle sezioni finali dei vangeli di Matteo e di Luca. Il gruppo perde la connotazione fondamentalmente politica dell’attesa del regno di Dio e della restaurazione di Israele, e assume un atteggiamento più privato, con la costruzione di legami di parentela fittizia che contribuiscono a rafforzare la fiducia interna dei suoi componenti. Una rinnovata enfasi sui due riti principali del gruppo, il battesimo e il pasto comune, diventa il tratto distintivo di questo stadio di sviluppo.

Nelle comunità fondate da Paolo, il rinnovamento delle forme associative risulta in tal senso inevitabile, per la mancata instaurazione della sovranità terrena del Dio d’Israele, e conduce a un ritorno sulle fasi di coesione interna e di esecuzione, come dimostrano i documenti di terza generazione. Tra le cause scatenanti che conducono a questo processo di retroazione, si possono indicare gli eventi storici occorsi nel frattempo in Giudea, che sembrano precludere qualunque “avvento del regno”. Ma il quadro generale non è del tutto chiaro.

Potremmo concludere, con Moreland e Levine, che «la maggior parte delle teorie sullo sviluppo sociale dei gruppi assume implicitamente che il gruppo passi (sempre) per una fase esecutiva di sviluppo» (op. cit., p. 164). Questa, quantomeno, è la situazione che emerge dallo studio delle lettere di Paolo e dei gruppi ai quali si rivolge.

Le lettere trattano principalmente di fasi di contrasto interno e di coesione normativa, ma sono esaminate da studiosi coinvolti in meccanismi di esecuzione (o di rinnovamento). Gli scritti di Paolo, inoltre, vengono comunemente utilizzati da chiese e da gruppi cristiani che si trovano essi stessi in una fase di esecuzione. Trascurare questo fatto può condurre a una serie di fraintendimenti, come per una sorta di effetto Doppler, dovuto al contrasto palese che sussiste fra le chiese attuali, che si trovano in una fase di esecuzione, e i gruppi a cui Paolo scrisse le sue lettere, che avevano invece a che fare con fasi di confronto interno e di coesione.