Le antiche feste di Paolo

di Amato Pietro Frutaz

Il testo è tratto dalla voce «Paolo», in Enciclopedia Cattolica, Città del Vaticano 1948-1954, vol. IX, coll. 717-719.

Il culto dei due Prìncipi degli Apostoli, a differenza di quello prestato agli altri membri del Collegio Apostolico, che ha conservato più a lungo il carattere locale sepolcrale, ha avuto presto una diffusione universale.

In Oriente la festa di Pietro e Paolo ha cominciato con l’essere celebrata dopo il Natale come si rileva, ad esempio, da s. Gregorio di Nissa (Homilia in laudem s. Stephani: PL 46, 725; in laudem fratris Basilii: ibid., 780); dal Martirologio siriaco (28 dicembre: ed. H. Lietzmann, Bonn 1911, p. 8); dal Calendario di Ossirinco degli anni 535-36 (27 dicembre: ed. H. Delehaye, in Anal. Boll., 42 [1924], pp. 85, 92) e da quello armeno dissidente (30 dicembre).

Però sin dai secoli III-IV in Occidente, uso invalso poi anche presso i Bizantini, i Siro-giacobiti, i Maroniti, i Caldei, i Malabaresi, i Copti e gli Etiopici, la festa principale dell’apostolo Paolo venne fissata con quella di Pietro al 29 giugno [della cui origine non si tratta qui]. Due altre feste minori ha l’apostolo Paolo nel Calendario della Chiesa cattolica: la Conversio s. Pauli (25 gennaio) e la Commemoratio s. Pauli (30 giugno); inoltre Paolo è sempre commemorato nelle feste proprie di Pietro e viceversa.

La Conversio non è d’origine romana; manca infatti nei libri liturgici romani antichi, ad eccezione della recensione di Auxerre del Martirologio geronimiano, che la chiama Translatio s. Pauli o anche Translatio et conversio s. Pauli (Martyr. Hieronym., pp. 61-62). Questo secondo titolo ha fatto pensare a De Waal, Duchesne, Lietzmann e altri che si tratti del ricordo della traslazione delle reliquie dell’Apostolo dal cimitero «ad Catacumbas» alla Basilica Ostiense. Altri ha fatto di Translatio un sinonimo di Conversio (Kirsch). Comunque sia, in Gallia, dove ebbe origine la festa, si è voluto veramente ricordare il fatto della conversione e della vocazione dell’Apostolo. Basti citare a tale effetto l’orazione «post nomina» della «Missa in conversione s. Pauli» del Missale Gothicum: «Deus qui apostolum tuum Paulum insolentem contra christiani nominis pietatem coelesti voce cum terrore perculsum hodierna die vocationis eius mentem cum nomine commutasti» (ed. H.M. Bannister, Londra 1917, pp. 46-47). Mons. Kirsch mette l’istituzione di questa festa (sec. VI) in stretta relazione con quella della Cattedra di Pietro del 18 gennaio, pure di origine gallicana, che commemorava la vocazione di s. Pietro ed il suo Primato.

La festa paolina del 25 gennaio è passata nei libri liturgici romani dei secc. X-XI per influsso del Sacramentario gelasiano del sec. VIII, a cominciare dal Sacramentario di Angoulême della fine del sec. VIII in cui figura con lo stesso oggetto che nei libri gallicani (cf. P. de Puniet, Le Sacramentaire Romain de Gellone, estratto dalle Eph. liturgicae, Roma [1938], pp. 20*-21*). Nel basso medioevo in non poche diocesi di Francia, di Germania e specialmente d’Inghilterra questa festa era di precetto e il suo ufficio aveva la precedenza anche su quello domenicale, qualora non si trattasse della domenica di Settuagesima (cf. Ordo XV, cap. 103, di Pietro Amelio [m. nel 1389]: ed. J. Mabillon: PL 78, 1340). L’abate di S. Paolo in occasione del 25 gennaio, per privilegio concesso da Innocenzo III (13 giugno 1203) riconfermato da Benedetto XV (14 gennaio 1915), celebra la Messa sull’Altare papale.

La Commemoratio s. Pauli del 30 luglio è invece una festa romana, istituita per dare occasione ai fedeli di recarsi numerosi alla Basilica di S. Paolo sulla Via Ostiense come il giorno precedente nella basilica ad corpus di S. Pietro. Giova al riguardo citare un Sermone anonimo del sec. VI-VII in cui si legge che la festa di s. Paolo fu trasferita al 30: «Ut sicut in b. Petri aula universa convenit multitudo, ita in eius coapostoli ecclesia eadem pariter annexa conflueret populi congregatio, aequalisque omnibus inesset laetandi devotio» (Sermo XVII sotto il nome di s.Leone Magno: PL 54, 513 e 56, 1138-39). Questa festa figura nei Sacramentari gelasiano antico e gregoriano (cf. De Puniet, op. cit., pp. 116-117). In occasione della cappella prelatizia degli arcivescovi e vescovi assistenti al Soglio del 30 giugno, celebra all’Altare papale un arcivescovo assistente al Soglio per concessione di Gregorio XVI (1841).

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Nota

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