Giudei e Greci o Giudei e Gentili?

Chris Zeichmann, nell’ottimo blog collettivo “Thoughts on Antiquity”, ha considerato brevemente la plausibilità di una scelta interpretativa adottata da Bruce Malina e John Pilch, nel loro recente Social-Science Commentary on the Letters of Paul (Fortress Press, Minneapolis 2006): stando ai due autori, l’opposizione paolina Ioudaioi / Hellēnés (Giudei / Greci) non andrebbe riferita al contrasto tra Ebrei e non Ebrei, ma a quello tra Ebrei che vivevano, per così dire, “alla giudìa” (secondo le costumanze diffuse appunto nel territorio della Giudea), ed Ebrei “ellenizzati”, “civilizzati”, che vivevano “alla greca”.

L’opposizione, in altre parole, ricalcherebbe quella classica tra “Greci” e “Barbari”, applicandola a quanti facevano parte dell’Alleanza di Israele. Paolo, pertanto, non avrebbe affatto rivolto la propria predicazione ai Gentili (cioè ai non Ebrei), come si pensa comunemente, ma agli Ebrei della diaspora, profondamente diversi dai loro correligionari della Giudea, seppure appartenenti al medesimo gruppo etnico-religioso.

Malina e Pilch spiegano infatti che «the term “Greek” in Israelite contexts was an Israelite ingroup generic designation for Israelite residents outside Judea in Hellenistic areas (…). Among Israelites, “Greek” refers to Hellenized ancestral group members or ancestral groups located in Hellenized poleis. Outside Judea, non-Israelite Hellenistic peoples called all Israelites “Judeans”, a term emigré Israelites likewise used of themselves! Thus “Judean and Greek” served as an Israelite self-designation for Israelites resident in Judea and Israelites resident outside Judea who were “Greek”, speaking Hellenistic Greek, practicing Hellenistic customs, and sharing Hellenistic values and ideals» (op. cit., pp. 372-373).

La teoria è seducente, eppure presta il fianco a numerose obiezioni. Zeichmann, in particolare, si sofferma sul celebre passaggio della prima lettera ai Corinzi in cui l’apostolo contrappone le diverse reazioni che “Giudei” e “Gentili” (le due massime categorie della tassonomia culturale di Paolo) avrebbero dinnanzi all’annuncio della Croce (1,23): laddove si dice appunto che la croce di Cristo sarebbe «scandalo per i Giudei (Ioudaiois) e stoltezza per i Gentili (éthnesin)» – per le Genti (éthnē, corrispettivo dell’ebraico goym), e non per i Greci.

Il problema è “risolto” dai due autori col richiamo al fatto che la variante éthnesin, che meglio si accorderebbe col versetto precedente (1Cor 1,22), è attestata «in a number of good manuscripts» (p. 67). Ma vi sono altri passaggi delle lettere che potrebbero essere indicati per una confutazione, o almeno per un ridimensionamento, della congettura Malina-Pilch. Ad esempio, nella stessa 1Cor, il v.12,2:

«Voi sapete infatti che, quando eravate Gentili (éthnē), vi lasciavate trascinare verso gli idoli muti secondo l’impulso del momento».

Si tratta di un passo che può essere accostato ad analoghe affermazioni della lettera ai Galati (come Gal 4,8: «Ma un tempo, per la vostra ignoranza di Dio, eravate sottomessi a divinità, che in realtà non lo sono…») o della posteriore lettera agli Efesini (non sicuramente attribuibile alla mano di Paolo): «Ricordate che un tempo voi, Gentili secondo la carne… eravate senza Cristo, esclusi dalla cittadinanza d’Israele, estranei alle alleanze della promessa, senza speranza e senza Dio in questo mondo. Ora invece, in Cristo Gesù, voi che un tempo eravate i lontani siete diventati i vicini, grazie al sangue di Cristo» (2,12-13).

Difficile non collegare questi, e altri passi, alla volontà paolina di incorporare i non Ebrei all’Alleanza di Israele, per mezzo del suo supremo compimento in Cristo.

5 thoughts on “Giudei e Greci o Giudei e Gentili?

  1. Post assai interessante anche per me, nonostante la mia scarsissima conoscenza del periodo ‘tardo antico’.
    Mi – come si dice – sorge spontanea una domanda: le due tesi sull’identificazione dei ‘greci’ devono essere necessariamente contrapposte tra loro? O, invece, si può anche pensare ad un’accezione ampia del termine ‘greci’, simile a quella che nelle sacre rappresentazioni medievali caratterizza il termine ‘giudei’ (che, come ti dicevo, poteva designare sia gli ebrei veri e propri sia i cristiani che “vivevano da ebrei”)?
    Un abbraccio!

  2. Non sono uno specialista della materia come il caro amico che ha ideato questo sito, però credo di avere abbastanza sensus fidei e senso teologico della storia per non domandarmi se non siamo ancora una volta di fronte ad una manifestazione del “pregiudizio giudaizzante” oggi in voga tra gli studiosi di esegesi biblica. Si tratta di quell’inferenza “ideologica” che, al modo di quanto fanno in ambito protestante americano i cosiddetti “cristiano-sionisti”, vuol far dimenticare la Verità teologica della duplice natura di Cristo, Vero Dio e Vero Uomo, che Lo rende pertanto Uomo Universale, per ridurLo invece ad un mero uomo determinato ossia rinchiuso all’interno della propria appartenenza storica etnico-culturale. Appartenenza che, senza dubbio, nessuno nega ma che, sopravvalutata in modo eccessivo ed ossessivo, finisce per obnubilare la Divino-Umanità di Cristo e la Sua Universalità. Il Verbo di Dio si è Incarnato nell’ebreo Cristo Gesù ma per assumere l’Umanità, la Natura Umana in senso universale e non la sola “ebraicità”. Del resto, Cristo pur agendo pienamente all’interno della Legge si è sempre mostrato “padrone” della Legge medesima, come dice Benedetto XVI nel suo confronto con rabbi Neusner, e quindi non vincolato ai formalismi meramente umani, appunto etnico-culturali, apportati dall’ebraismo farisaico del suo tempo alla Torah. Basti pensare al suo assolutamente inedito e “sovrastorico” rapporto con l’universo femminile da Lui per niente disprezzato (anzi…) laddove, a quei tempi, sia in ambito ebraico che non ebraico, era invece normale la sotto valutazione culturale e sociale della donna.

    Luigi Copertino

  3. Questo spiegherebbe perche’ i “Greco” di Puglia e Calabria hanno origini “cristiane”, mentre i “Greco” di Sicilia hanno origine “ebraica”.

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