Il giuoco delle date

La datazione delle fonti letterarie più importanti del cristianesimo delle origini è  il tema, spinosissimo, scelto da Mark Goodacre per l’imminente convegno annuale della Society of Biblical Literature (Boston, 21-25 novembre). Il testo del suo intervento si può leggere a puntate nel blog di New Testament Gateway, curato dallo stesso Goodacre, oppure integralmente in pdf, cliccando qui.

Nel caso di Paolo, si ammette generalmente che le sue lettere siano state composte negli anni Cinquanta del I secolo. Gli studiosi concordano pure sulla datazione dei principali eventi della vita di Paolo: così, osserva Goodacre, nessuno pensa seriamente che 1Ts sia stata l’ultima lettera scritta dall’apostolo, o che Rm possa essere la prima. Per quanto ci si divida tuttora sull’integrità di una lettera come 2Cor, o sull’autenticità di 2Ts, si è sostanzialmente d’accordo sull’ordine di composizione delle epistole sicuramente autentiche, che viene stabilito come segue:

1 Tessalonicesi
Galati (?)
1 Corinzi
2 Corinzi
Filippesi (?)
Filemone (?)
Romani

 El Greco, San Pablo (1608-1614). Museo del Greco, Toledo.

El Greco, San Pablo (1608-1614).

Vale la pena di seguire direttamente l’argomentazione di Goodacre:

«È facile mettersi d’accordo sulla lettera ai Romani. Paolo afferma esplicitamente di aver predicato il vangelo completando un cerchio, da Gerusalemme fino all’Illirico (Rm 15,19), e di essere in procinto di raggiungere Gerusalemme portando la colletta per i “santi”: da lì, egli esprime l’intenzione di viaggiare verso Roma e di spingersi ulteriormente fino alla Spagna (15,23-29). La menzione della colletta per Gerusalemme è di primaria importanza per la nostra datazione del testo, dato che Paolo ne parla anche in altre epistole, che risultano tutte precedenti a Rm. Le sue informazioni si possono mettere in sequenza:

Gal 2,10: Soltanto ci pregarono di ricordarci dei poveri: ciò che mi sono proprio preoccupato di fare.

1Cor 16,1-4: Riguardo poi alla colletta in favore dei fratelli, fate anche voi come ho ordinato alle chiese della Galazia. Ogni primo giorno della settimana ciascuno metta da parte ciò che è riuscito a risparmiare, perché non si raccolgano le collette proprio quando verrò io. Quando giungerò, invierò quelli che voi avrete scelto per portare il dono della vostra liberalità a Gerusalemme, con una mia lettera. E se converrà che vada anch’io, partiranno con me.

2Cor 9,1-4: Riguardo poi a questo servizio in favore dei santi, è superfluo che ve ne scriva. Conosco bene la vostra buona volontà, e ne faccio vanto con i Macèdoni, dicendo che l’Acaia è pronta fin dallo scorso anno e che già molti sono stati stimolati dal vostro zelo. I fratelli poi li ho inviati, perché il nostro vanto per voi su questo punto non abbia a dimostrarsi vano, ma siate realmente pronti, come vi dicevo, e perché non avvenga che, venendo con me alcuni Macèdoni, vi trovino impreparati e noi dobbiamo arrossire, per non dire anche voi, di questa nostra fiducia.

Questo è solo un esempio del modo in cui le informazioni autobiografiche di Paolo possono esserci di aiuto per una datazione delle lettere. La colletta, stando al capitolo 16 di 1Cor, è appena agli inizi: Paolo ha già istruito i Galati su di essa, e sta per fare lo stesso con i gruppi di fedeli che risiedono in Acaia; i seguaci della Macedonia, molto probabilmente, non sono ancora stati avvisati. In 2Cor 9 siamo invece a uno stadio successivo. È trascorso almeno un anno: Paolo esorta le comunità dell’Acaia a tenersi pronte per il suo passaggio, e dice che con lui verranno alcuni Macedoni. Pertanto siamo in grado di stabilire che 2Cor segue certamente 1Cor, e che entrambe precedono Rm.

Ma c’è un altro indizio che possiamo dedurre dalle lettere, e che viene spesso sorprendentemente trascurato. La principale differenza tra 1Cor 16, da una parte, e 2Cor 9 e Rm 15, dall’altra, è data dal fatto che i Galati sono fuori questione: mentre Paolo, durante la stesura di 1Cor, sta ancora sperando in una loro partecipazione alla raccolta di fondi, questi risultano assenti dal quadro che emerge in 2Cor, e di essi non si fa proprio parola in Rm. La crisi galata può essere dunque collocata in un periodo intermedio fra la stesura di 1Cor e quella di 2Cor: nel momento in cui Paolo perde fiducia nei Galati, i quali, stando alle sue stesse parole, si sono volti momentaneamente a un «altro vangelo», accettando la circoncisione. L’ordine delle lettere di Paolo si può quindi ricostruire in questo modo:

1 Tessalonicesi
1 Corinzi
Galati
2 Corinzi
Filippesi (?)
Filemone (?)
Romani

La possibile datazione di 1Cor e Gal dimostra perfettamente quanto sia importante un esame delle varie questioni cronologiche per lo studio del cristianesimo delle origini. Gli indizi biografici desumibili dalle lettere vanno ad aggiungersi ad altri elementi cruciali per la comprensione di Paolo. Quali furono le fonti del suo vangelo? Esso derivò da una mediazione umana (1Cor 15,1-11) o dall’intervento diretto di Dio (Gal 1,6-12)? E che cosa si può dire, a proposito dell’uso paolino dei materiali tradizionali relativi a Gesù? È una coincidenza quella per cui le prime lettere, 1Ts e 1Cor, si presentano dense di riferimenti a materiali provenienti da Gesù, a differenza delle ultime? E in che modo tutto ciò influisce nella nostra considerazione del rapporto tra Paolo e la Legge?».

(Mark Goodacre, Getting Paul’s Letters in Order, versione integrale qui)

3 thoughts on “Il giuoco delle date

  1. Effettivamente, non avevo mai fatto caso al sopraggiunto silenzio circa i galati. Chissà se san Paolo, con “superapostoli”, alludeva a personaggi tipo Hubbard o Moon, abilissimi nell’ars loquendi.
    Lo so che non è corretto, come etimo, però l’assonanza tra galati e galateo fa riflettere.

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