Marcione, il “paolinista” radicale

di Erik Peterson

L’articolo corrisponde alla voce «Marcione», in Enciclopedia Cattolica, Città del Vaticano 1948-1954, vol. VIII, coll. 36-38.

Marcione nacque nel Ponto intorno all’anno 85, e morì a Roma nella seconda metà del II secolo. Sulla sua vita privata non si sa niente di sicuro, ma pare che sia stato noleggiatore (Tertulliano, De praescr. 30, lo chiama nauclerus), professione che in quell’epoca rendeva (vd. M. Rostovtzeff, Gesellschaft und Wirtschaft im römischen Kaiserreich, II, Lipsia s.d., p. 367 s.) e che spiega come «in primo calore fidei» (Tertulliano, Adv. Marc. 4,4) era in grado di fare un dono di 20.000 sesterzi alla comunità di Roma (Tertulliano, De praescr. 30). Nell’anno 144, data storica per i suoi aderenti, lasciò la Chiesa sotto l’influenza dello gnostico Cerdone (Tertulliano, Adv. Marc. 1,2), e la comunità gli restituì il denaro (Tertulliano, De praescr. 30).

Si è oggi male informati sulle dottrine dello gnostico siriaco Cerdone. La maniera in cui Harnack ha descritto i rapporti tra Cordone e Marcione non è soddisfacente. Harnack ha voluto negare le relazioni di Marcione con la gnosi, ma questo tentativo non è riuscito. L’idea del Dio straniero non è caratteristica per Marcione solo, ma, per tutta la gnosi, la distinzione fra un Dio giusto ed ingiusto non è ugualmente esclusiva di Marcione (cfr. Didymus, De Trinit., III, 42: PG 39, 992, riguardo a Menandro e Satornilo), e il punto di partenza di Marcione nella sua discussione con i presbiteri romani (la similitudine evangelica dell’albero buono e cattivo: Tertulliano, Adv. Marc. 1,2) si spiega solo con una tradizione gnostica che identificava i due alberi nel paradiso con quelli della parabola evangelica; pertanto la relazione di Marcione con la gnosi è innegabile.

In quale misura Marcione abbia sostenuto speculazioni gnostiche (per esempio quelle che gli attribuisce l’armeno Eznik) non si può dire con certezza, ma che Marcione sia stato un «biblicista», come lo ritiene Harnack, non è verosimile.

Nel libro di I. Bidez e Fr. Cumont, Les mages hellénisés (I, Parigi 1938, p. 231) è notata l’affinità di alcune idee iraniche con quelle di Marcione. D’altra parte l’autorità assoluta che Marcione attribuisce a san Paolo (in contrasto ai Dodici) non si spiega che con la teoria gnostica che Paolo fosse «pneumatikos» di natura (cfr. Didymus, in PG 39, 1672). Per i marcioniti Paolo siede alla destra e Marcione alla sinistra di Dio (Origene, In Luc. Hom., 25, ed. Rauer, Lipsia 1930, p. 162, 6 s.), e questo significa che sia Paolo sia Marcione sono di natura «pneumatica», ossia appartenenti all’albero buono.

Marcione è autore di un’opera intitolata Anthitheseis, in cui il Dio del Vecchio Testamento è in opposizione a quello del Nuovo Testamento. Il libro portò, pare, anche il nome di Proevangelium. Un tentativo di ricostruire il contenuto dell’opera si riscontra in Harnack, Markion (2a ed., Lipsia 1924, pp. 256 ss.). Si possono constatare anche qui, per esempio nella polemica contro gli insetti (cfr. Harnack, op. cit., p. 270) idee iraniche, ugualmente nella teoria che il demiurgo non sappia niente dell’esistenza del Dio superiore (cfr. Zatsparâm, cit. da Zaehner, in Bulletin of the School of Oriental Studies 9 [1937-1939], p. 577).

L’opera punta sulla «novità» del Vangelo ed enunzia la tesi che mentre il Demiurgo era conosciuto da Adamo e dagli altri, il Padre di Cristo era sconosciuto: il Dio del Vecchio Testamento è giusto, quello del Nuovo Testamento è buono; il primo bellicoso, il secondo pacifico; il primo ha creato questo mondo visibile, il secondo non ha creato nulla, o ha creato solo il mondo invisibile; il primo vuole sacrifici, il secondo si accontenta di inni e lodi. Marcione non si saziava di dir male della presente creazione, che era, secondo lui, un «quid malum», prodotto da una materia cattiva (hyle) per opera di un demiurgo «giusto» (Clemente Al., Strom., III, 3, 12).

I patriarchi e i profeti nulla seppero del Dio buono, identificato con il Cristo (Spirito), che nel quindicesimo anno di Tiberio si manifestò sotto la forma di un corpo apparente, e che nel suo descensus ai morti non liberò i giusti, ma Caino, i Sodomiti, gli Egiziani ecc. Questo Gesù, che è «straniero» nel mondo del Creatore, rimase ignoto anche ai suoi discepoli, che mantennero contatti con la religione giudaica e con il mondo del Creatore. Pertanto a Marcione sembrò necessario di ricostruire, sulla base di Luca, un nuovo Vangelo, a cui mise accanto, nel suo canone del Nuovo Testamento, brani scelti dalle epistole paoline, purgate secondo la tendenza della sua dottrina. Questo Vangelo è quello di Paolo, che da Dio sarebbe stato chiamato dopo il fallimento dei Dodici.

Si può emettere l’ipotesi che anche la vocazione di Marcione si era resa necessaria dopo l’oscuramento della dottrina paolina nella Chiesa. Forse Marcione era al corrente della teoria di un profetismo continuato, come si rileva nella predicazione di Mani. Secondo i Kephalaia dei manichei appaiono, dopo Paolo, altri «giusti» che cercano di riparare i mali della Chiesa. Si è pensato a Marcione, e può essere che la dottrina esposta nei Kephalaia si basi sull’affermazione di Marcione stesso.

La setta marcionita ammetteva fra i suoi aderenti solo coloro che si astenevano dall’uso matrimoniale, praticavano digiuni severi, astinenza dal vino e dalla carne e altre opere ascetiche, portavano vestiti neri di penitenza.

Nota bibliografica

Sulla storia della setta, si veda Harnack, op. cit., pp. 153 ss. (pp. 177 ss. per le sue ramificazioni). Il libro di Harnack rimane il lavoro principale per la raccolta del materiale. L’inquadramento storico non soddisfa e la valutazione teologica, che avvicina Marcione a Lutero, è erronea. Delle pubblicazioni recenti sono da ricordare: G. Quispel, De bronnen van Tertullianus adversus Marcionem (Tesi di laurea), Utrecht 1943; E.C. Blackman, Marcion and His Influence, Londra 1943.

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