“The First Paul” stroncato da Murphy-O’Connor

Jerome Murphy-O’Connor, docente di Nuovo Testamento presso l’École Biblique di Gerusalemme e celebre esperto di Paolo, stronca l’ultimo libro di Marcus Borg e John D. Crossan, The First Paul: Reclaiming the Radical Visionary Behind the Church’s Conservative Icon (HarperOne, New York 2009): la recensione si può leggere nel sito della Biblical Archaelogy Review. La prospettiva di un “Paul Seminar” (dopo il “Jesus Seminar”) non sembra proprio entusiasmare l’esegeta domenicano…

5 thoughts on ““The First Paul” stroncato da Murphy-O’Connor

  1. Da ex lettore di Apocalitticamente e a leggere i resoconti di queste rissosissime dispute, sono sempre più portato a dar credito al Gianantonio Borgonovo di Communio 218/2008, pag. 26-27 …

  2. Ho trovato il libro di Borg e Crossan davvero un po’ debolino, ma mi pare che le critiche non siano da meno.
    Nessuno avrebbe riconosciuto Paolo come un Ebreo?
    I titoli che da’ a Gesu’ venivano dalle attese messianiche ebraiche (figlio di Dio!)?
    Grazie della segnalazione,
    GB

  3. Ops, Ludwig, non mi sono accorto del tuo quesito. Ecco il testo.
    «L’apporto più interessante della figura della MEMORIA FONDATRICE mi sembra stia proprio nell’offrire un campo di indagine storica che non sia immediatamente identico alla storia documentaria o documentabile. Ciò non significa semplicisticamente la negazione della STORICITÀ, bensì la ricerca di una DIVERSA (e PIÙ COMPLESSA) storicità. Soprattutto in campo religioso, [Maurice] Hallbwachs ha messo l’accento sulla difficoltà di analizzare in modo storiografico puntuale la MEMORIA COLLETTIVA. Essa infatti rimane attiva e capace di allontanare il ricordo del passato, lo sfigura e lo rende irriconoscibile, in proporzione diretta alla sua importanza per la tradizione di fede, la quale – avendo bisogno di tenerlo vivo e vicino al credente – gli impone quella parcellizzazione e quella concentrazione che tolgono al ricordo stesso la precisione del documento storico. QUESTO PUNTO MERITEREBBE UNA SOSTA PROLUNGATA. Sarebbe infatti ingannevole interpretare Hallbwachs come se manifestasse disprezzo nei riguardi della possibilità storiografica della MEMORIA FONDATRICE in campo religioso, quasi a sostenere – estremizzando – che quanto più un testo è sacro quanto meno è storico. La via feconda è invece, a mio parere, di sollevare la MEMORIA FONDATRICE della tradizione religiosa dal dover essere studiata e analizzata con la medesima metodologia che lo storico adotta per la ricostruzione di una storia politica, economica o sociale. La MEMORIA FONDATRICE deve essere affrontata con metodo simbolico o teologico, PERCHÉ ESSA È MANIFESTAZIONE DI TALE TIPO DI CONOSCENZA. Non si misura il vento con il termometro, o la temperatura con l’anemometro: la scelta del metodo di studio di un oggetto è già una presa di posizione a riguardo dei risultati che si pretende raggiungere. Non voglio affermare che non sia possibile analizzare le narrazioni bibliche in qualche dimensione storica, ma che per poter leggere l’evento costruito sulla base della MEMORIA FONDATRICE non posso rinunciare al SENSO SIMBOLICO, che invece la storiografia moderna vuole A PRIORI far tacere …»

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