Per un’etica della lettura

Non sono mai stato un ammiratore di Harold Bloom, e personalmente mi sento molto lontano dai presupposti “ermetici” della sua critica letteraria (per quanto consideri le sue teorie sull’“angoscia dell’influenza” e sulla “dislettura” come estremamente interessanti e feconde). Comunque sia, l’etica della lettura che Bloom espone al principio del suo saggio su La saggezza dei libri (Rizzoli, Milano 2004) mi è subito parsa di un’ammirevole semplicità:

Per scegliere che cosa continuare a leggere e insegnare, mi attengo soltanto a tre criteri: lo splendore estetico, il vigore intellettuale e la saggezza. Le pressioni della società e le mode giornalistiche possono anche oscurare, per un certo tempo, questi criteri; ma, appunto, si tratta sempre di periodi limitati, e alla fine le opere che non riescono a trascendere il loro particolare contesto storico sono destinate a non sopravvivere. La mente finisce sempre per tornare al suo bisogno di bellezza, di verità, di comprensione» (pp. 9-10).

È un vero peccato che l’editore italiano non abbia mantenuto il riferimento a Giobbe 28,20, presente nel titolo originale di questo libro (Where Shall Wisdom Be Found?): perché non so quanta “saggezza” si possa trovare, alla fine, tra le pagine di Bloom, ma di sicuro c’è n’è abbastanza in questo incipit.

È del tutto impensabile, naturalmente, che uno storico possa attenersi con rigore a qualcuno dei criteri indicati da Bloom. Anche uno storico del cristianesimo antico, che si trova spesso ad avere a che fare con testimonianze che provengono da opere letterarie, li troverebbe completamente extra-scientifici (o meta-scientifici), e dunque inutilizzabili per il proprio lavoro. Ma quando ci capita di trovare uno storico che li rispetti, e che sia dunque attento alle dimensioni estetica, speculativa e sapienziale dei propri testi di riferimento, possiamo pensare che lo faccia per far sopravvivere la sua opera al passare del tempo, al mutamento delle prospettive metodologiche o alla scoperta di nuove fonti. E chissà che la tristesse de l’historien, di cui parlava Henri-Irénée Marrou, non possa trovare in quel caso una qualche forma di consolazione (in sede creativa, quando lo storico scrive, ma anche in sede ricettiva, quando lo storico legge o viene letto).

Nelle pagine conclusive del saggio, l’“ebreo gnostico” Bloom dichiara poi il suo debito, assolutamente impensato, nei confronti del cristiano Agostino, e del suo intreccio fra lettura e memoria:

È da Agostino che impariamo a leggere, dato che egli è stato il primo a dimostrare la relazione tra lettura e memoria, anche se per lui lo scopo della lettura era la nostra conversione a Cristo… Noi pensiamo perché impariamo a ricordare le migliori letture che possiamo fare (che per Agostino erano la Bibbia, Virgilio, Cicerone e i neoplatonici; a questi, noi aggiungeremmo anche Platone, Dante, Cervantes, Shakespeare e – per quanto riguarda il secolo scorso – Joyce e Proust). Ma noi rimaniamo sempre figli di Agostino, che è stato il primo a insegnarci che i libri, da soli, nutrono il pensiero, la memoria, e la loro fitta rete di interazioni nella vita della nostra mente» (pp. 373-374).

La sola lettura, conclude Bloom, non basta a salvarci, né tantomeno a renderci saggi, ma può almeno evitarci di cadere in quella forma di “vita-nella morte” che è alla base dell’odierno abrut(t)imento culturale. L’etica della lettura, che riposa per Bloom nei criteri indicati più sopra, finisce così per assomigliare alla stessa saggezza, nell’accezione che gli dava William James: è un imparare a capire che cosa valga la pena conservare o lasciar perdere.

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Nota: Per chi fosse interessato, questo sito presenta l’elenco  completo delle opere che Bloom inserisce nel suo personalissimo “canone occidentale”.

2 thoughts on “Per un’etica della lettura

  1. Mi sono accorto solo ieri che saltuariamente pubblichi anche su PZ. Io lo davo per chiusissimo due anni fa… Se lo riaprissi sarei contento, anche se magari lo lasci chiuso per non stare dietro a tutti i commenti e le polemiche. Però, se cominci a pubblicare anche qui tanti post che esulano da “cristianesimo antico e dintorni”, non starai lentamente rimpiazzando PZ con questo? :)

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