Gesù nacque «per opera dello Spirito Santo»?

di Klaus Berger

Il brano è tratto da Klaus Berger, Gesù, trad. it. di A. Bologna, Queriniana, Brescia 2006, pp. 51-54.

La nascita di Gesù per opera dello Spirito Santo è considerata da molti ricercatori l’esempio classico di ciò che intendono per “leggenda”. Si tratta davvero di una leggenda – e per di più di una leggenda d’ispirazione pagana? Quasi tutti gli esegeti rinviano a questo proposito a miti in cui, di volta in volta, le divinità si uniscono a donne mortali, e cornificano i poveri mariti, in parte mutando aspetto. Alessandro Magno, per esempio, venne generato da Zeus, che si avvicinò sotto forma di serpente alla sua futura madre. Filippo, il legittimo sposo, spiò dal buco della serratura, e per punizione venne accecato a un occhio.

Ma già qui ci si può chiedere: davanti al marcato carattere ebraico-cristiano dei racconti dell’infanzia, come avrebbero potuto i loro “inventori” riallacciarsi, prima di tutto e direttamente, a racconti di divinità che si trovavano completamente al di fuori del loro orizzonte? L’obiezione viene rafforzata se ci si riferisce al loro carattere piccante. In tutte le storie pagane si tratta di procreazioni vere e proprie. Ma di un adulterio di Dio con Maria, ai danni di Giuseppe, nel Nuovo Testamento non c’è traccia.

La concezione cristiana ha piuttosto le sue origini in una linea proveniente dall’Antico Testamento, che si può definire “ascendente”. All’interno di questa linea o “tradizione” biblica, un profeta eletto è, di volta in volta, chiamato e consacrato dal ventre di sua madre. Nel caso di Giovanni Battista e di Gesù, tale appartenenza a Dio raggiunge il suo culmine. Comune a tutte le testimonianze bibliche è la locuzione «dal grembo» o «dal seno di mia madre». E ciò vuol dire: dal primo attimo dell’esistenza Dio ha destinato al suo servizio il profeta in questione, equipaggiandolo di conseguenza.

Secondo Is 49,1, Dio ha chiamato il profeta dal seno materno e ne ha indicato il nome. Secondo Ger 1,5, Geremia è prescelto e consacrato dal grembo materno. Nel Nuovo Testamento Paolo parla così di se stesso, in Gal 1,15: è stato scelto fin dal seno di sua madre, chiamato per grazia. Secondo Lc 1,15, Giovanni Battista è pieno di Spirito Santo fin dal seno di sua madre. Infine, secondo Lc 1,35, Gesù nasce (dal seno di sua madre) per opera dello Spirito Santo. In Geremia compare per la prima volta la parola “consacrare”. Nel caso di Giovanni Battista si è già trasformata in «pieno di Spirito Santo». E Gesù non è soltanto pieno di Spirito Santo, ma è stato generato in tutto e per tutto per opera sua. In tal modo viene contemporaneamente cambiato il titolo di superiorità: Gesù è superiore allo status del profeta, perché è Figlio di Dio.

L’origine di Gesù è stata dunque colta da giudeo-cristiani in maniera biblica, e non può essere eliminata attraverso l’interpretazione, con il ricorso a materiale pagano. E il fatto che i testi siano radicati nell’ambiente giudeo-palestinese dei dottori della legge ne indica una formazione nella più antica fase del cristianesimo a cui sia possibile risalire. Non si tratta dunque di corpi estranei, bensì delle fondamenta. Il fatto che il Figlio di Dio sia superiore ai profeti è spesso l’idea più antica del cristianesimo (episodio della trasfigurazione; parabola dei vignaioli in Mc 12; Eb 3; etc.).

A differenza delle favole pagane di adulterio tra dèi e donne mortali, che hanno spesso tratti comici o sarcastici, Luca tuttavia descrive l’avvenimento con estrema cautela, tanto chiaramente alla luce della Scrittura e con il linguaggio delle apparizioni angeliche di sempre che la leggiadria di questa scena ha lasciato il segno nell’intera storia dell’arte. Quasi non possiamo ascoltare il racconto senza pensare a una delle grandi scene della storia dell’arte.

Qual è dunque, ci si può chiedere, l’evento storico? Prima di tutto ci sono gli elementi di coincidenza tra Matteo e Luca. Perlomeno questi sono patrimonio antico, nel passo di Lc 1. Riassumendo: all’epoca del re Erode, Maria è la fidanzata di Giuseppe; lo Spirito Santo è l’origine di Gesù nel grembo di Maria; e ciò viene annunciato da un angelo. Maria in precedenza non ha avuto rapporti sessuali con Giuseppe. In entrambi i vangeli l’angelo dice: «E lo chiamerai Gesù».

Per quanto riguarda la scena in Lc 1, si può dire: se il racconto risale a Maria stessa, si può contare sul fatto che la sua testimonianza fosse conosciuta nel noto segmento lucano-giovanneo della tradizione (cfr. Gv 19,26). L’evento storico che sta alla base deve sicuramente essere definito come un’esperienza mistico-estatica. Ciò, quantomeno, significa che Maria ha una visione dell’angelo di Dio, il cui potere è talmente grande che in seguito ad essa ella rimane incinta.

Nella ricezione di questo avvenimento ebbe di certo un ruolo particolare Gdc 13, con la scena dell’annuncio della nascita di Sansone. Già Sansone è una figura carismatica di salvatore, sul cui cammino lo Spirito Santo, nella concezione ebraica antica, svolge la parte decisiva. Come poi l’Antico Testamento abbia influenzato il racconto di Luca, e che cosa sia invece “puro” avvenimento storico, non è più chiaribile, né in Luca, né altrimenti, comunque senz’altro non per via di sottrazione.

Per madre e figlio ciò significa: l’elezione da parte di Dio è radicalizzata e portata all’estremo. Elezione significa qui santità assoluta, perché si tratta del diritto di Dio su di un essere umano, e dunque della santificazione di quest’ultimo. Là dove l’elezione viene portata all’estremo, in questa maniera, un essere umano si avvicina in maniera insuperabile a Dio – da qui il titolo di Figlio di Dio. Come Figlio, egli partecipa della pienezza di vita del Signore.

Ciò costituisce contenutisticamente il ponte per l’origine per opera dello Spirito Santo. Chi, infatti, è tanto vicino alla pienezza di vita di Dio, diventa a sua volta sorgente priva di origini. L’avvenimento, perciò, è qui meno facilmente raggiungibile attraverso il modello di pensiero «Dio si fa uomo» che attraverso il maggiore contatto possibile di un essere umano – Maria – con il mistero di Dio.

È così che si è sempre letto questo testo; per questo scatenava tanti e tanto profondi sentimenti: ogni gioia natalizia si fonda in questa esperienza sbalorditiva, semplicemente inconcepibile, di Maria. O, per formularlo riecheggiando il Te Deum: Dio non ha sdegnato di dimorare in questa fanciulla di Palestina come nel suo nuovo tempio.

Una teologia che esclude a priori il meraviglioso, perché impone a Dio di operare esclusivamente nell’ambito della critica kantiana della ragione, a questo punto si farà da parte. La teologia mistica, che ammette il miracolo e la possibilità di interventi reali del divino, dell’Altro, nella normalità del mondo, si comporterà in modo aperto nei confronti di ciò che Maria stessa avrà descritto come esperienza reale, che è stato creduto dai discepoli e preso in considerazione nelle sue conseguenze teologiche.

Qui l’origine di Gesù per opera dello Spirito Santo significa: Dio, grande e inconcepibile, si avvicina talmente all’essere umano, a questa fanciulla della Palestina, che tale vicinanza implica il concepimento di una creatura umana viva. Anche ciò che succede nella risurrezione di Gesù è sostanzialmente comparabile a questo. Dio si avvicina talmente a Gesù, che giace morto nel sepolcro, così che da ciò risulta nuova vita miracolosa, trasformata.

In entrambi i casi, che per gli antichi sono letteralmente l’Alfa e l’Omega, l’inizio e la fine dell’esistenza, Dio si manifesta come donatore proprio di questa vita, con effetti sull’ambito fisico. Si può affermare pertanto che il concepimento e la risurrezione di Gesù sono “fatti della stessa pasta”. O, per dirla meno alla buona: in questi due momenti dell’intera storia della salvezza la vicinanza tra Dio e l’essere umano è massima.

La dimensione della vicinanza fisica rimarrà una caratteristica del comportamento di Gesù e della storia della Chiesa. Nel caso di Gesù, ciò si fa evidente nel discorso della montagna, secondo cui il comandamento di Dio deve determinarci sin nell’ultima fibra della corporeità (come, per esempio, in Mt 5,28, dove si tratta del fatto di non spogliare una donna con gli occhi). Nei miracoli, la forza creatrice di Dio si volge ai malati con conseguenze fisiche. Quando Gesù fa visita al pubblicano, può dire: «Oggi la salvezza è entrata in questa casa» – solo perché Gesù è fisicamente presente. E quando Gesù banchetta con pubblicani e peccatori, con la sua presenza fisica è giunto il regno di Dio. Gesù può promettere la risurrezione della carne e la vita eterna del corpo – qualcosa di diverso non è assolutamente pensabile nell’ebraismo.

Si tratta sempre dell’insuperabile vicinanza fisica di Dio agli esseri umani – e ciò vale anche per tutti i sacramenti. Questa vicinanza assoluta è la vera riconciliazione. È il compimento della promessa dell’alleanza fatta a Israele: Sarò il loro Dio e abiterò in mezzo a loro.