La classificazione del corpus paolino

Il corpus canonico delle lettere di Paolo può essere suddiviso e ordinato in vari modi. Una classificazione molto diffusa, soprattutto in ambito cattolico, segue il presunto ordinamento cronologico delle lettere, distinguendole in tre gruppi:

  1. Prime grandi lettere: 1-2Ts, 1-2Cor, Gal, Rm;
  2. Lettere della prigionia: Fil, Fm, Col, Ef;
  3. Lettere pastorali: 1Tim, Tt, 2Tim.

In ambito accademico, in linea di massima, prevale invece una distinzione in quattro gruppi:

  1. Lettere propriamente paoline, la cui autenticità è comunemente ammessa: 1Ts; 1-2Cor; Gal; Rm; Fil; Fm;
  2. Lettere deutero-paoline, la cui autenticità è discussa o dubbia: 2Ts; Col; Ef;
  3. Lettere pastorali, la cui origine paolina è generalmente contestata;
  4. Lettera agli Ebrei, la cui attribuzione a Paolo è quasi unanimemente esclusa.

Di tutt’altro genere è la classificazione proposta da Tommaso d’Aquino, al principio del suo vigoroso commento alla lettera ai Romani, redatto probabilmente tra il 1272 e il 1273. L’ordinamento interno del corpus viene infatti ricostruito dal Dottore Angelico secondo un criterio che potremmo definire “teoretico-dogmatico”, con questo interessante risultato:

[Sono in tutto] quattordici lettere, di cui nove istruiscono la Chiesa dei Gentili [Rom, 1-2Cor, Gal, Ef, Fil, Col, 1-2Ts]; quattro i presbiteri e i responsabili della Chiesa, cioè i capi [1-2Tim, Tt, Fm]; una il popolo d’Israele, ossia quella agli Ebrei. Questo insegnamento, infatti, è tutto circa la grazia di Cristo, che si può considerare in triplice modo.

In un modo, in quanto è nello stesso capo, cioè Cristo, e come tale la si considera nella lettera agli Ebrei.

In un altro modo in quanto è nei membri principali del Corpo mistico, e come tale la si considera nelle lettere indirizzate ai presbiteri.

In un terzo modo, in quanto è nello stesso Corpo mistico, che è la Chiesa, e come tale la si considera nelle lettere inviate ai Gentili, tra le quali vi è la seguente distinzione, dato che la stessa grazia di Cristo può essere considerata in triplice modo: in un primo modo, in sé, e così è considerata nella lettera ai Romani; in un secondo modo, nei sacramenti della grazia, e così viene considerata nelle lettere ai Corinti – nella prima trattando dei sacramenti stessi, nella seconda la dignità dei ministri – e nella lettera ai Galati in cui vengono esclusi i sacramenti inutili contro coloro che volevano aggiungere gli antichi misteri ai nuovi; in un terzo modo, si considera la grazia di Cristo nell’effetto di unità che opera nella Chiesa.

L’apostolo, dunque, tratta in primo luogo dell’istituzione dell’unità ecclesiale nella lettera agli Efesini; in secondo luogo, del suo consolidamento e progresso nella lettera ai Filippesi; in terzo luogo della sua difesa contro gli errori, nella lettera ai Colossesi; contro le persecuzioni presenti nella prima lettera ai Tessalonicesi; contro quelle future e soprattutto del tempo dell’anticristo, nella seconda ai Tessalonicesi.

Istruisce i presbiteri delle chiese sia spirituali che temporali. Quelli spirituali circa l’istituzione, l’istruzione e il governo dell’unità ecclesiale nella prima lettera a Timoteo; circa la fermezza contro i persecutori nella seconda a Timoteo; in terzo luogo, circa la difesa contro gli eretici nella lettera a Tito. Istruisce i reggitori temporali, invece, nella lettera a Filemone. E in questo modo appare chiaro il principio di distinzione e di ordine di tutte le lettere» (Tommaso d’Aquino, Super Rom., § 11: tr. L. de Santis – M. M. Rossi).